Prendiamo in prestito la mitica espressione dei Guido Meda per certificare l’avvenuta celebrazione del primo weekend di gare di questa lunghissima stagione
Prima dentro, gas a martello… e andiamo!
Dopo la lunga attesa invernale nella splendida cornice notturna del Qatar si sono finalmente aperte le danze e i nostri campioni hanno iniziato le loro evoluzioni in pista. Apparentemente in serena continuità con quanto visto nel 2023 verrebbe da dire. Già perché se andiamo a vedere che Martin ha vinto la Sprint e Pecco il Gp, le Ducati si è confermata come la moto da battere (domenica addirittura sei nelle prime sette), le Aprilia rimane una bellissima incompiuta, con Aleix Espargaró a podio il Sabato e scomparso la Domenica, allora sempra proprio di commentare una gara dello scorso anno.
Certo, c’è la novità Ktm, che ha mostrato una notevole competitività arrivando seconda in entrambe le gare con Brad Binder, e che ha dato spettacolo nella veste rossonera della Gas Gas grazie ad uno straordinario rookie, Pedro Acosta. Già campione del mondo della Moto3 nel 2021 e della Moto2 nel 2023, lo spagnolo, non ancora ventenne, è un predestinato.
C’è soprattutto da celebrare il ritorno alla competitività di Marc Márquez che in sella alla Ducati 2023 del team Gresini ha collezionato due ottimi piazzamenti in una pista dove non ha mai brillato. Per chi pensa che abbia raggiunto il limite e che gli allarmismi invernali siano stati solo preoccupazioni da tifosi malevoli, vorremmo ricordare che in Qatar il fenomeno ci ha vinto solo una volta, nel lontano 2014. Nel fine settimana è apparsa continuamente in crescita e domenica, dopo un curioso duetto con Acosta, che con buona pace di Pecco tutti indicano come il suo vero successore, proprio sul finire della gara ha dato il meglio di sé, riuscendo a girare diverse tornate sul piede del 1.52.8 e spicci. In pratica era il più veloce in pista.
Questa è la unica nota dolente di un campionato appena iniziato. E lo diciamo non perché come al solito vogliamo sottolineare la nostra scarsa simpatia per il fenomeno, quanto perché sin dalla prima gara è emerso lo scarso appeal di queste moto in pista e quindi delle stesse gare.
Troppo veloci, troppo delicate. L’indice deve essere puntato su aerodinamica e pneumatici. La prima consente velocità imbarazzanti, capaci di rendere impossibili i sorpassi; la tenuta dei secondi, invece, sono un enigma per tutti. Il combinato disposto di entrambi, direbbero i giuristi, sentenzia una noia incredibile. Le gare rischiano ormai di risolversi nelle prime curve del primo giro e poi si svolgono in un lungo interminabile trenino. Tutti in fila, ognuno al suo posto, a debita distanza per far respirare la gomma. Velocissimo per carità ma alla lunga veramente noioso.
Tutta la gara di domenica praticamente si può riassumere nel sorprendente attacco iniziale di Bagnaia – peraltro Pecco quando fa le cose, le fa con tale apparente facilità che neanche te ne accorgi. A posteriori certo le trovi esaltanti, ma sul momento la normalità con cui si esprime ti avvilisce qualsiasi entusiasmo -, nella aggressività del giovane Pedro che dopo aver preso Marc Márquez e il quarto posto ben presto ha capito di che pasta sono fatte le attuali gomme, finendo la gara sulle tele, e sulla speranza che Bastianini finalmente decidesse di rimontare, capitalizzando il suo iniziale atteggiamento conservativo. Speranza puntualmente delusa se non per il sorpasso faticato del fratello del fenomeno.
Tutto qua. Si comprende allora come proprio a Marc Márquez spetti l’ingrato compito di vincere il suo mondiale senza iniziare a fare il mattatore come faceva una volta. Perché possiamo essere sicuri che fin da Portimão Márquez tornerà, se non a vincere, almeno sul podio. E comunque chi scrive un cinque euro sulla vittoria ce li mette. Del resto, in Portogallo nel 2023, ci ha fatto la pole con la Honda. Figuriamoci quello che potrà combinare quest’anno con la Ducati del team Gresini.
Però, se il fenomeno sulla moto usata incomincia a martellare giri su giri come ha sempre saputo fare, allora possiamo già archiviare la stagione e iniziare a parlare non di mercato, come stanno già facendo i piloti pentiti delle scelte giapponesi, imbarazzanti per usare un eufemismo, e i responsabili in casa Aprilia, sconcertati anche qui per non dire incazzati, ma di riforme strutturali per tornare a dare un senso alla parola velocità nel motomondiale.
Velocità che non è mai assoluta. Per quella c’è il lago salato di Bonneville nello Utah, ma sempre relativa al numero di sorpassi, sportellate, staccate al limite che i nostri funamboli possono offrire.
