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Spagna campione del mondo: su Maria con Te, lo slancio mariano del ct Luis de La Fuente

ALLA FINALE ha assistito CON AL POLSO UN BRACCIALE DELLA VIRGEN DEL PILAR, PATRONA DEL PAESE. NE HA DI TANTI COLORI, QUELLA SERA HA SCELTO L’AZZURRO…

A 65 anni è diventato l’allenatore più anziano a vincere la Coppa del Mondo. Si tratta di Luis de la Fuente, commissario tecnico spagnolo, che, durante l’intero torneo, ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico, s’è sempre affidato alla protezione della Vergine. Ne ricostruisce l’intenso legame con la Madonna Maria con te, settimanale mariano del Gruppo Editoriale San Paolo, nel numero in edicola con un ampio servizio dedicato al trainer iberico. Se è stato lui stesso ad ammettere, in una conferenza stampa, che è sceso sempre in panchina con al polso un bracciale con l’effigie della Virgen del Pilar, Patrona della Spagna, e a scherzarci su («Siccome sono vanitoso, ne ho diversi con questa Madonna di vari colori per abbinarli ai vestiti»), in pochi si sono accorti che lo portava anche alla finalissima, lo scorso 19 luglio: ha scelto la tinta azzurra, per tradizione il colore del manto di Maria. Durante l’intera competizione, poi, gli amici più stretti di Luis de la Fuente hanno mantenuto viva una tradizione da lui molto sentita: hanno acceso “in sua vece”, prima di ogni partita, un cero alla Virgen de la Vega venerata nella natia Haro. Appena andrà a Siviglia, città della moglie, di certo passerà dalla basilica di El Cachorro a pregare davanti al Cristo dell’Espiazione e all’Addolorata. Gesti che, per lui, non sono affatto frutto della superstizione, ma veri e propri atti di fede in Dio e d’amore verso la Madre Celeste. «Prego ogni giorno, ma non perché sono ai mondiali, o perché cerco di ottenere un risultato. Ringrazio quotidianamente Dio perché mi sveglio e mi sento bene. E non prego perché Lui mi aiuti: sarebbe ingiusto chiedergli di aiutare me e non l’avversario. Chiedo anche altre cose, soprattutto la salute, e che mi dia la possibilità di continuare a combattere. Se si ha la salute, non si hanno problemi a combattere. Sono un guerriero e lotto contro tutto, ma senza la salute non potrei farlo», ha spiegato lui stesso.  Il segno della croce prima dell’inizio dei match? «Non è superstizione, ma una naturale espressione delle mie convinzioni e dei miei valori». Parole che hanno spinto monsignor Ginés Ramón García Beltrán, vescovo di Getafe, diocesi a Sud di Madrid, a lodare l’allenatore per aver sostenuto pubblicamente che testimoniare il proprio credo è un «uso della libertà». E così pure il fatto d’aver confidato di aver attraversato momenti di dubbio e persino di essersi allontanato dalla fede, ma che vi è tornato per trovare un senso. «Questo è ciò che molte persone vivono», ha dichiarato il presule. «Ci sono molte persone che si riconoscono in lui». Parole di elogio simili sono poi venute anche dall’intera Conferenza episcopale spagnola, in una nota ufficiale. In ogni caso, lo slancio mariano di de la Fuente è condiviso dal marcatore decisivo nella finale vinta per 1-0 dalla Spagna: Ferrán Torres. «Porto sempre con me una croce e una medaglietta della Vergine. Per me è una cosa molto importante», aveva confidato l’attaccante alla vigilia della partita. La Madonna effigiata sulla medaglietta? La Virgen de los Desamparados, Patrona della comunità valenciana, nel cui territorio è nato il neocampione del mondo. La gioia dei tifosi è stata incontenibile fin da subito e tanti, ora, chiedono che il trofeo sia portato davanti alla Virgen de la Almudena venerata nella cattedrale di Madrid, come fece il Real dopo la vittoria della Champions League nel 2024.

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