(Alberto Sigona) ll Tour del 1911 vedrà dei ritiri illustri (Faber, Lapize, Petit Breton..) per varie cause che vanno dalle cadute (all’epoca immancabili) allo sfinimento psico-fisico. Si registrò persino un caso di avvelenamento, che coinvolse Paul Duboc (vincitore di 4 tappe), poi 2° nella graduatoria finale. Il vincitore fu il francese Gustave Garrigou (principale indiziato della “disavventura” di Duboc…). Terza piazza per Georget. Il Tour del 1911 è ricordato altresì per il debutto del Galibier, primo vero “gigante alpino”, che aprirà la strada all’inserimento sistematico delle Alpi nel Tour, dopo i Pirenei (che erano stati introdotti l’anno precedente).
1912 CHE BARBA, CHE NOIA…
Rispetto alle precedenti edizioni codesto Tour risultò noioso e scontato sin dal principio. La corsa fu vinta a redini basse dal belga Odiel Defraye (rimase l’unico Tour completato su 7 partecipazioni) davanti ai francesi Eugene Christophe e Gustave Garrigou. Frattanto la formula della graduatoria a punti ancora presente in questo Tour venne criticata da più parti, in quanto non garantiva il giusto merito ai corridori e avviliva gran parte dello spettacolo: di conseguenza l’organizzatore Desgrange annunciò grosse novità per l’anno seguente, privilegiando regolamenti meno cervellotici e più meritocratici. L’Italia si aggiudicò 2 tappe, entrambe con il velocista V. Borgarello, il primo biker azzurro leader della classifica provvisoria (1 giorno).
1913 PRIMO EXPLOIT DI THYS
Il Tour 1913 presentò una novità importante: la classifica generale, infatti, dopo diversi anni tornò ad essere decisa in base al tempo, per un cambiamento che rimarrà definitivo. Ciò premiava i corridori più audaci in luogo di quelli più calcolatori, favorendo l’imprevedibilità della competizione, conferendole perciò maggior fascino. Il computo dei minuti in sostituzione dei punti, soprattutto, avrebbe rispecchiato più fedelmente i valori in campo degli atleti. La corsa, ancora una volta caratterizzata da tantissimi ritiri (fra cui quello di Lapize, che a quanto pare reputava i guadagni insufficienti), fu dominata dal belga Philippe Thys, che prevalse di 8′ e rotti sul solito Gustave Garrigou. Il campione di Anderlecht riuscì a conquistare il Tour nonostante una rovinosa caduta rimediata in occasione della penultima tappa (in cui si ritirò il 2° della Generale, Petit Breton) – quando rimase persino incosciente per qualche minuto – che gli fece perdere quasi un’ora nonché quasi l’intero vantaggio sui principali inseguitori della graduatoria, rischiando di gettare alle ortiche un Tour praticamente già vinto. Il belga Marcel Buysse, 3° in classifica generale, fu il… “Re di giornata”, conquistando 6 tappe. L’italiano G. Micheletto vinse la 1^ tappa (leader della graduatoria per un giorno). In questa edizione, per la prima volta nella storia del Tour de France, si parlò dell’attuale simbolo del primato: la maglia gialla. Philippe Thys ricordò nella rivista belga Champions et Vedettes che nel 1913 quando il patron della corsa, Henri Desgrange, gli chiese di indossare una maglia colorata per distinguersi, declinò, dicendo che renderlo più visibile avrebbe incoraggiato gli altri corridori ad attaccarlo. La prima maglia gialla sarebbe poi stata formalmente indossata da Eugène Christophe, il 19 luglio 1919.
1914 L’ULTIMO TOUR PRIMA DELLA GRANDE GUERRA
Nel 1914 il Tour ebbe inizio in un’atmosfera d’incertezza e preoccupazione, tra l’eco di delicate e crescenti tensioni internazionali dovute all’assassinio dell’arciduca austriaco Francesco Ferdinando avvenuto poco prima dell’inizio della corsa, che aveva destabilizzato fortemente l’Europa. Quando le Nazioni europee erano ormai alle prese con una mobilitazione generale e si apprestavano ad entrare ufficialmente in quella che sarebbe diventata la Prima guerra mondiale, il Tour era in pieno svolgimento e di conseguenza molti ciclisti dovettero correre con la consapevolezza che presto sarebbero stati coinvolti nel conflitto (tra cui il vincitore della 3^ tappa, il francese Émile Engel, ed i leggendari Faber e Petit Breton, in passato già vincitori del Tour… che nella Grande Guerra avrebbero poi trovato la morte), e pare che in tanti siano stati persino richiamati alle armi a gara in corso. Ad ogni modo il Tour si concluse regolarmente e fu vinto ancora dal belga Thys (nonostante 30′ di penalità comminatagli alla penultima tappa per cambio di ruota non autorizzato), che consolidò la sua fama dominando la gara dal principio alla fine. Il fuoriclasse belga precedette in graduatoria i francesi Henri Pellissier (staccato di 1’50”) e Jean Alavoine. Thys vincerà anche l’edizione del 1920, diventando così il primo ciclista a vincere tre volte il Tour de France.
DA LAMBOT AL PRIMO TRIONFO ITALIANO
1919 LA CORSA SI TINGE DI GIALLO
Quello del 1919 fu il primo Tour de France disputatosi dopo la Grande Guerra, un evento drammatico che aveva sconvolto l’Europa, cambiandone la fisionomia geopolitica. Iniziata all’indomani della sottoscrizione del Trattato di Versailles, fu una edizione carica di lutto e commemorazione, molti dei protagonisti delle edizioni precedenti non erano più in vita (come Petit Breton, Lapize e Faber) e lungo il percorso – fra strade devastate dalla guerra e perfino mine inesplose – si attraversarono numerosi villaggi e strade ancora segnate dai combattimenti. Al via si presentarono molti ciclisti appena reduci dal fronte, alcuni erano stati feriti, altri avevano subito traumi fisici e psicologici, ma tornare in sella fu per loro un modo per ricominciare a vivere e per ritrovare una forma di riscatto. Per via del lungo stop agonistico e per le fatiche e le vicissitudini legate al conflitto, parecchi corridori giunsero in condizioni fisiche a dir poco approssimative e infatti solo 10 partecipanti su 67 partenti termineranno la gara (record negativo), motivo per cui – complici le condizioni meteorologiche, che in quei giorni furono particolarmente avverse – è tuttora considerato uno dei Tour più duri della storia. Nell’anno in cui viene introdotta la famigerata Maglia Gialla (era fatta in lana ed era di un giallo acceso, come il colore delle pagine del giornale “L’Auto”, organizzatore della corsa) – destinata a rappresentare il Tour de France, diventandone il simbolo per eccellenza – Eugene Christophe si stava avviando a vincere la corsa (con 28′ di margine sul 2° in Classifica) a redini basse, ma quando mancavano due tappe al termine ruppe la forcella. La maglia gialla gli venne perciò “strappata” dal primo degli inseguitori, ovvero il belga Firmin Lambot, che così andò a fregiarsi del Titolo, davanti a Jean Alavoine (terminato ad 1h 53min 3sec), vincitore di 5 tappe (a fine carriera saranno 17), ed allo sfortunato Christophe. L’Italia vinse 2 frazioni con il passista Luigi Lucotti.
1920 THYS REALIZZA IL TRIS
Non è un Tour particolarmente spettacolare, per via del 30enne belga Philippe Thys (vincitore di 4 tappe) che “ammazza” la concorrenza, entrando nella storia come il primo a centrare un tris alla Grande Boucle (un record centrato nonostante la lunga sospensione bellica dovuta alla Prima Guerra Mondiale, durante la quale Thys prestò servizio nell’aeronautica francese). Alle sue spalle, distanziato di quasi 1 ora, si piazza il connazionale Hector Heusghem. Terza piazza per Firmin Lambot. Per la prima volata nessun francese riesce a salire sul podio, e sono ben 7 i belgi classificati ai primi 7 posti, un preludio ad una futura epopea dei fiamminghi.
1921 UN LEONE DI NOME SCIEUR
Anche l’edizione del ’21 non fu particolarmente accattivante, visto che il belga Leon Scieur dominò praticamente dall’inizio alla fine senza tentennamenti, vincendo davanti al connazionale Hector Heusghem. L’Italia si fece onore conquistando soltanto 1 tappa con L. Lucotti.
1922 IL BIS DI LAMBOT
Il Tour di quell’anno fu vinto in modo rocambolesco dal belga Firmin Lambot, che si avvalse delle disavventure capitate ai francesi E. Christophe e J. Alavoine (che giungerà a Parigi alle spalle del vincitore, a 41’15”) ed al belga Heusghem, chi vittima di rottura di bici, chi di forature, chi di penalità. Lambot, che già pochi anni prima aveva vinto un Tour giovandosi delle disavventure altrui, d’ora in avanti sarà per tutti “Il Fortunato”. A 36 anni fu il ciclista più anziano ad aggiudicarsi un Grande Giro (record rimasto imbattuto fino al 2013, quando l’americano Chris Horner vinse la Vuelta a España di quell’anno a 41 anni) e sinora rimane il più “vecchio” ad aver vinto la Grande Boucle. Fra i grandi protagonisti di codesto Tour vi fu il famoso campione belga Thys, che si aggiudicò 5 tappe. L’Italia vinse una frazione con il passista veloce Federico Gay…
1923 HENRI PELISSIER RIPORTA LA FRANCIA IN AUGE
Dopo l’epopea belga, il 34enne francese Henri Pélissier fu il vincitore del Tour 1923, che seppe approfittare di una caduta di J. Alavoine, dato dagli esperti come principale favorito per vincere la Grande Boucle. Il suo gregario Ottavio Bottecchia, a sorpresa 2° nella graduatoria finale, fu il primo italiano ad indossare la maglia gialla (6 giornate) ed a salire sul podio conclusivo. In quell’edizione il corridore trevigiano vinse anche 1 tappa. Henri (il maggiore dei fratelli Pelissier: anche Fransis Pelissier e Charles Pelissier furono ottimi professionisti) è ritenuto uno dei campioni più grandi dell’era eroica del pedale. Corridore versatile come pochi altri, nel suo palmares figurano in primis 1 Sanremo, 2 Roubaix e 3 Giri di Lombardia. Anche lui sarà atteso da un tragico destino: nel maggio 1935 (a 46 anni), durante l’ennesimo litigio, verrà ucciso dalla propria amante ventiseienne Camille Tharault; curiosamente venne colpito a morte dalla stessa pistola con cui sua moglie, Léonie, si era suicidata due anni prima.
1924 PRIMA GLORIA ITALIANA CON BOTTECCHIA
Oltre ad essere ritenuto uno dei più grandi ciclisti di sempre, Ottavio Bottecchia è stato il primo italiano a vincere il Tour de France, nel ’24, mostrando uno strapotere assoluto, dominando la kermesse dall’inizio all’ultimo gong. Uno dei pochi italiani dell’epoca a snobbare il Giro d’Italia (a cui prese parte solo nel 1923), Bottecchia (vincitore di 4 tappe) indossò la maglia gialla per tutti i 15 giorni di gara, precedendo alla resa dei conti il lussemburghese Nicolas Frantz di 35’16’’ ed il belga Lucien Buysse di un’ora e mezza. C’è da dire, comunque, che il favorito Henri Pelissier, dopo la 3^ tappa, si ritirò per protestare contro l’organizzazione (considerata troppo esigente e poco rispettosa della salute dei corridori), spianando la strada al Nostro. L’Italia in quella favolosa edizione si aggiudicò una tappa anche con Giovanni Brunero, il quale, nell’epoca del “ciclismo eroico”, nonostante il periodo fosse dominato in Italia dalle gesta dei due grandissimi Alfredo Binda e Costante Girardengo, riuscì ugualmente a ritagliarsi un considerevole spazio di gloria cogliendo diverse affermazioni prestigiose. Brunero morirà nel 1934, dopo aver compiuto da poche settimane 39 anni, a causa di un male incurabile.
1925 DOPPIO “BOT”Bottecchia concede il bis, dominando pure il Tour del 1925 (vincendo 4 tappe e indossando il simbolo del primato in 13 frazioni su 18), conquistandolo con 54’20” sul suo gregario Lucien Buysse (Belgio) e 56’37” sull’altro italiano Bartolomeo Aymo (1 tappa per lui), per quella che fu la prima doppietta azzurra sul podio di Parigi. Fra i protagonisti si segnalò N. Franz, autore di 4 successi di tappa. Per la prima volta nessun ciclista francese nella Generale si piazzò in top 10. Anche Bottecchia purtroppo sarà atteso da un destino drammatico. Nel 1927, infatti, mentre si allenava morirà in circostanze misteriose, quasi certamente assassinato. La maledizione dei vincitori di Tour sembrava non conoscere sosta…


