( di Alberto Sigona) – Ci troviamo al culmine della Belle Epoque, dove le invenzioni la facevano da padrone.
Fra le tante ecco la bicicletta, su cui si basava uno sport destinato ad entrare ben presto nell’immaginario collettivo, il ciclismo naturalmente. Ideato da Henri Desgrange (direttore del quotidiano sportivo L’Auto, antenato de L’Équipe), il primo Tour de France prese il via il 1° luglio del 1903. Ogni frazione fu di circa 400 km (le tappe iniziavano durante la notte e terminavano il pomeriggio successivo), e tra una tappa e l’altra vennero concessi anche 4 giorni di riposo: il lungo chilometraggio, la preparazione atletica approssimativa, le strade sterrate, le bici non proprio consone a delle competizioni, infatti, richiedevano sforzi inconsueti ed inconcepibili per i tempi odierni; non a caso quel ciclismo è denominato “eroico”. Al Tour de France 1903 parteciparono 84 corridori (tra cui non solo professionisti, ma anche dilettanti, alcuni impiegati e alcuni avventurieri) – 71 francesi, 5 belgi, 4 svizzeri, 2 tedeschi ed altrettanti italiani – e solo in 21 riuscirono ad arrivare alla fine. La 1^ tappa – da Parigi a Lione – fu appannaggio del 32enne francese di origini italiane Maurice Garin (impiegando 17 ore, 45 minuti e 44 secondi!), che precedette di 55” Emile Pagie. Nella 2^ e 3^ frazione (il 5 e l’8 luglio) s’impose il francese Hippolyte Aucouturier. La 4^ tappa (12 luglio) vide il trionfo dell’elvetico Charles Laeser, primo straniero ad imporsi al Tour. Nella 5^ tappa del giorno successivo si affermò ancora Garin, che così consolidava il vantaggio sulla concorrenza. Nella 6^ ed ultima tappa, il 18 luglio, Garin concedette il tris: il 1° Tour de France terminerà così fra i suoi artigli; Lucien Pothier (Fra) concluderà la competizione a ben 2h59’31 dal battistrada: è sinora il ritardo più ingente del 2° classificato. Garin impiegò oltre 94 ore per completare l’intero percorso, la media di 15 al giorno: oggi la media è di poco più di 4 ore…
1904 COLPI BASSI AL TOUR
Al Tour de France 1904 parteciparono 88 ciclisti ma, tra ritiri e squalifiche, solo 15 terminarono la prova. Dopo il grande successo di pubblico dell’edizione del debutto, il Tour rischiò persino di chiudere i battenti. Infatti, molti furono gli incidenti causati dai tifosi (che sabotarono in vari modi diverse frazioni, ad esempio gettando chiodi sulla strada, volti ad intralciare il tragitto dei competitors, molti dei quali furono oggetto di violenze fisiche…) e molte anche le frodi di alcuni degli stessi ciclisti, che approfittarono delle numerose falle organizzative (d’altronde l’intera tappa era impossibile da controllare, specie di notte) per rendere il percorso più… agevole (ci furono casi di corridori che arrivarono a usufruire di auto e treni per saltare lunghi tratti di gara…), condizionando fortemente la regolarità della competizione, tanto che si pensò al termine di quell’edizione di rinunciare ad organizzarne di successive. La classifica finale definitiva si ebbe soltanto il 2 dicembre, 8 ciclisti tra cui i primi 4 della classifica generale (si era imposto Garin) furono squalificati e sospesi. Henri Cornet, il 5° della graduatoria, fu così designato vincitore della prova. Cornet aveva poco meno di 20 anni ed è tuttora il più giovane vincitore del Tour.
Ecco quale era stata la graduatoria prima delle squalifiche:
1 Maurice Garin (La Française) 93hr 6min 24sec
2 Lucien Pothier (La Française) @ 3min 28sec
3 César Garin (La Française) @ 1hr 51min 13sec
4 Hippolyte Aucouturier (Peugeot) @ 2hr 52min 26sec
5 Henri Cornet (Cycles JC-Michelin) @ 2hr 59min 31sec
1905 LASSU’ SULLE MONTAGNE
Rispetto alle precedenti edizioni Il Tour del 1905 presentò numerose novità volto a trasformarlo da “maratona selvaggia” a vera competizione sportiva, strutturata con regole più chiare e al contempo severe, destinate a proiettare la Grande Boucle verso la tipologia di corsa che conosciamo oggi. Innanzitutto aumentarono la quantità delle tappe, che da 6 passarono a 11, ma furono di minor lunghezza, favorendo in tal modo il recupero fisico dei corridori, che da “avventurieri” potevano trasformarsi in atleti. Le frazioni si disputarono solo di giorno, eliminando in tal modo gli inconvenienti dovuti all’oscurità, che in precedenza aveva favorito le intemperanze dei tifosi e le “furbate” degli atleti. Inoltre per la prima volta furono introdotti i percorsi di montagna, così si attraversarono le Alpi, sulle quali s’impronterà la storia del Giro di Francia negli anni a venire. Anche in questa edizione (che per la prima volta non si deciderà con i tempi ma a punti: succederà così sino al 1912), nonostante controlli più severi (aumentò la presenza di giudici lungo il percorso e vi fu un maggior coinvolgimento delle autorità locali per tenere a bada il pubblico), ci furono numerosi problemi, dovuti soprattutto ai consueti sabotaggi dei tifosi, che riempivano di chiodi i percorsi cittadini (all’epoca il ciclismo era visto dalla gente più come uno spettacolo popolare che come competizione sportiva), per questo molte tappe furono interrotte prima dell’ingresso nelle città, e dei 3.021 km previsti ne furono percorsi 2.994. Ad ogni modo Il Tour, tra mille peripezie si concluderà ugualmente e sarà vinto dal francese (all’epoca i partecipanti erano più o meno tutti transalpini) Louis Trousselier (5 tappe). Vi presero parte 60 corridori, di cui 57 francesi e 3 belgi.
1906 POTTIER, PRIMA LEGGENDA DEL TOUR
Ormai il Tour si accinge a raggiungere la sua maturità organizzativa e comincia a rassomigliare ai nostri tempi, prevedendo un tragitto con più di 4.000 km (distribuiti in 13 tappe) e diverse salite impegnative volte ad enfatizzare la resistenza e il coraggio individuale dei corridori, nel tentativo d’esaltarne il valore agonistico e di rendere la competizione ancora più appassionante. Pertanto il percorso fu anche stavolta molto duro e selettivo, non a caso al traguardo di Parigi riuscirono ad arrivare soltanto 14 ciclisti su 76, sinora il secondo minor numero di ciclisti giunti a destinazione.
Il grande protagonista di codesta edizione fu René Pottier, vincitore di 5 tappe, di cui 4 consecutive in montagna, e autore di prestazioni eccezionali, come in occasione della frazione che prevedeva la scalata al Ballon d’Alsace, quando arrivò a Dijon con addirittura 47 minuti di vantaggio sul 2° classificato… Pottier, forse la prima leggenda della Corsa Gialla, conquistò il Tour davanti ai connazionali Georges Passerieu e Louis Trousselier. A distanza di pochi mesi dal trionfo sarà però atteso da un tragico destino, in quanto morirà suicida, mediante impiccagione, il 25 gennaio dell’anno successivo. Secondo le ricostruzioni storiche più accreditate, il gesto fu legato a una grave crisi personale: Pottier, infatti, avrebbe scoperto l’infedeltà della moglie (alcune fonti parlano del ritrovamento di una lettera o di prove della relazione), un fatto che lo avrebbe sconvolto emotivamente, gettandolo in una profonda depressione.
1907 IL PRIMO ACUTO DEL… PICCOLO BRETONE
Émile Georget vincendo 5 delle prime 8 tappe (in totale ne vincerà 6) sembra poter dominare tranquillamente la corsa, ma a causa di una penalità (per cambio bici, all’epoca vietato), proprio sul finale (quintultima tappa) dovrà cedere la testa della classifica al suo compagno di squadra Lucien Petit-Breton (pseudonimo di Lucien Georges Mazan, nome d’arte che cominciò ad adottare per nascondere alla sua famiglia le sue partecipazioni a eventi ciclistici, una passione che il padre disapprovava), il quale rimarrà leader della classifica fino all’arrivo di Parigi. Ad affiancarlo sul podio furono Gustave Garrigou e proprio Emile Georget.
1908 PRIMA DOPPIETTA CONSECUTIVA
Il Tour cominciava ad aprirsi sempre più alla concorrenza straniera e ad aumentare decisamente in popolarità: in pochi anni il Giro di Francia era passato da una corsa sperimentale a un fenomeno culturale di massa. Ad aggiudicarselo è ancora Petit Breton (vincitore di 5 tappe e dominatore dalla seconda frazione alla fine), entrando nella storia come il primo a riuscire in un bis consecutivo. Il nativo della Loira Atlantica riesce a prevalere sul lussemburghese Francois Faber (primo straniero a salire sul podio), che presto entrerà nella mitologia dello sport, e su Georges Passerieu. Quanto a Breton, quello del 1908 rimarrà per lui l’ultimo acuto alla Corsa Gialla in quanto nei cinque Tour de France che seguiranno (dal 1909 al 1914) si ritirerà sempre. La sua carriera si concluse nel 1914 con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che lo vedrà arruolato nell’esercito francese, trovando la morte al fronte nel 1917.
1909 FABER VINCE UN’EDIZIONE DA TREGENDA
L’edizione del 1909 fu appannaggio del lussemburghese Francois Faber, primo straniero ad imporsi al Tour (davanti al francese Gustave Garrigou). Faber, pur fra tante vicissitudini (in particolare nella quinta tappa, quando fu persino scalciato da un cavallo…), dominò in lungo ed in largo (tanto da indurre ad un certo punto gli organizzatori a chiedergli di “calmarsi” per mantenere il Tour emozionante), vincendo in surplace (rifilando in due occasioni oltre mezz’ora ai diretti inseguitori) 5 tappe consecutive – record tuttora imbattuto – su un totale di 6 affermazioni (in carriera ne vanta complessivamente 19), di quello che sarà ricordato come il Giro di Francia più duro della storia, in primis per via delle condizioni atmosferiche davvero proibitive: malgrado fossimo a luglio la pioggia e la neve la fecero quanto mai da padrone…
Da segnalare l’impresa epica del francese Jean Alavoine (poi sul podio di Parigi) che vinse l’ultima tappa percorrendo gli ultimi 10 km a piedi con la bici (inutilizzabile a seguito di un incidente) in spalla. Tornando a Faber, il lussemburghese vincerà in seguito diverse tappe durissime al Tour, senza riuscire però a ripetere la vittoria finale. Il destino gli riserverà un trattamento infame: dopo aver chiuso la carriera nel 1914, decise di arruolarsi come volontario nella Prima Guerra Mondiale, ma cadde il 9 maggio 1915: aveva soltanto 28 anni…
1910 LAPIZE BEFFA FABER
In questa edizione per la prima volta vengono affrontati i Pirenei (con la scalata del Col du Tourmalet, ritenuto il primo grande colle della storia della Grande Boucle, e del Col d’Aubisque, altra salita destinata a diventare leggendaria), segnando l’inizio dell’era della montagna come teatro epico del Tour. Il favorito è il campione uscente Faber, ma a quei tempi non poteva esserci nulla di scontato o comunque preventivabile seriamente, visto che si correva in condizioni che oggi definiremmo assurde e spaventose. La discriminante fondamentale spesso non era la bravura dei corridori ma il fato che poteva cambiare in ogni momento le sorti di una corsa, magari per delle semplici forature, che all’epoca erano all’ordine del giorno. E sarà proprio per delle forature di troppo che Faber alla terzultima tappa, proprio quando sembrava avviato al trionfo, dovrà cedere il primato al francese Octave Lapize, vincitore di 4 tappe (unica occasione della carriera in cui riuscì, su sei partecipazioni totali, a terminare la Grande Boucle). Faber sarà così soltanto secondo, davanti al francese Garrigou. Frattanto si registrava la 1^ vittoria azzurra: ad ottenerla fu Ernesto Azzini nella frazione conclusiva di Parigi. Soprannominato El du meter per la sua statura, Azzini morirà a soli 38 anni di tisi. Quanto al vincitore del Tour, Lapize, nel 1914, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale deciderà di arruolarsi come volontario: perderà la vita durante un conflitto aereo (abbattuto da un velivolo tedesco) il 14 luglio 1917 all’età di 29 anni. Fra le sue vittorie rimembriamo senz’altro 3 Parigi-Roubaix consecutive.
foto:quiciclismoturismo.it

