Roma – Nel panorama sportivo italiano, due nomi continuano a catturare l’attenzione dei media: Aurelio De Laurentiis, presidente del SSC Napoli, e Giovanni Malagò, presidente del CONI. Se da una parte De Laurentiis rappresenta la voce del calcio professionistico, Malagò è il garante dello sport italiano a livello istituzionale.
Il patron azzurro sembra aver già individuato l’uomo giusto per risalire la china, al posto dell’attuale presidente federale Gabriele Gravina. “Il mondo dello sport, dove c’è di mezzo anche lo Stato, è stato foriero di grandi successi: ne abbiamo avuto riscontro alle Olimpiadi invernali e alle scorse Olimpiadi. Malagò è stato uno che ha lavorato molto bene, ineccepibile dal punto di vista professionale”, ha aggiunto. “Uno come Malagò, abituato a fare sempre il meglio perché è un grande professionista e lo ha sempre dimostrato, è uno che può dare piuttosto che prendere, essendo anche dotato di una certa umiltà. Purtroppo nel mondo che ci circonda molti vogliono essere lì per prendere, senza capire che per ricevere bisogna dare. Non c’è dubbio alcuno che se Malagò prendesse in mano il calcio italiano – ha concluso De Laurentiis – quest’ultimo risalirebbe prestissimo la china. Se da domani mattina si ripartisse con lui, secondo me nel giro di un biennio saremmo forti nuovamente”.
“Io mi sono stancato di dover mettere a disposizione i miei giocatori: i miei giocatori sono a disposizione se mi rimborsi una parte consistente di quello che investiamo e se mi fai un’assicurazione totale del suo valore in caso di infortunio per il periodo X in cui non può giocare. Questo deve essere chiarissimo: non possiamo sempre giocare con i soldi degli altri”, ha proseguito De Laurentiis secondo cui “adesso bisogna mettere i punti sulle i, perché il momento non è tragico, a condizione che tutti ne prendano coscienza e si riparta da zero. Sedici squadre, meno partite, più tempo per allenare la Nazionale, pagare i giocatori che vanno in Nazionale ai club che li prestano, assicurazioni totali in caso di infortunio: questa secondo me è la ripartenza dovuta”.
Negli ultimi anni, De Laurentiis ha più volte espresso il desiderio di avere un ruolo più incisivo nella governance della FIGC, auspicando riforme e maggiore autonomia dei club. Tuttavia, finora, ogni tentativo non si è tradotto in una nomina ufficiale: la presidenza federale resta un terreno delicato e fortemente influenzato dal CONI, con Malagò che mantiene un ruolo chiave nelle elezioni e nelle scelte strategiche.
Le divergenze tra le due figure emergono soprattutto sul tema della gestione del calcio professionistico rispetto agli interessi dello sport nazionale. De Laurentiis spinge per maggiore efficienza e modernizzazione delle regole, mentre Malagò sottolinea la necessità di un equilibrio tra istituzioni sportive e club, soprattutto in vista di eventi internazionali e della promozione dei valori olimpici.
Nonostante le differenze, i due rappresentano due facce complementari dello sport italiano: uno il dinamismo e la passione dei club, l’altro la stabilità e la visione istituzionale. In un momento storico in cui il calcio italiano cerca rilancio e credibilità internazionale, il dialogo tra De Laurentiis e Malagò rimane uno degli elementi chiave per capire il futuro della federazione e dello sport nazionale.

