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Moto3, terremoto nel caso Fernandez: Leopard Racing accusa la FIM e prepara la battaglia legale

La squalifica di sei Gran Premi inflitta ad Adrian Fernandez continua a scuotere profondamente il paddock della Moto3. Dopo la pubblicazione delle motivazioni ufficiali, arriva la risposta durissima di Leopard Racing, che tramite il team manager Christian Lundberg contesta apertamente la decisione e annuncia una battaglia legale senza esclusione di colpi.

Il team non accetta l’impianto della sanzione, che secondo la Federazione sarebbe nata dai controlli effettuati al Mugello sui motori utilizzati dal pilota spagnolo. Per Leopard, però, quei propulsori erano stati regolarmente verificati e dichiarati conformi, rendendo incomprensibile l’estensione della penalità anche a gare precedenti.

Al centro del caso c’è la presunta compromissione dei sigilli motore, elemento che la FIM considera decisivo. Lundberg respinge con forza questa ricostruzione, sostenendo che si tratti di un fenomeno già noto e legato a fattori tecnici e logistici come trasporti, manutenzione, utilizzo di spray e vibrazioni. Condizioni, secondo il team, già segnalate più volte agli organismi competenti senza mai generare conseguenze disciplinari.

Leopard Racing contesta anche le accuse relative al motore identificato con il numero #811, definendo vaghe e non documentate le presunte anomalie interne. Il team afferma di essere in possesso di elementi tecnici che dimostrerebbero la piena regolarità dei componenti e giudica le ipotesi avanzate come tecnicamente infondate.

Un altro punto chiave riguarda i controlli successivi alle gare, nei quali i motori utilizzati da Fernandez erano risultati regolari nonostante i podi ottenuti. Per il team, questo elemento mina alla base la ricostruzione della sanzione e apre a interrogativi sulla coerenza delle verifiche tecniche.

Infine, la questione della cosiddetta “catena di custodia” dei motori già restituiti diventa centrale nella difesa di Leopard. Secondo Lundberg, l’assenza di una gestione formale e tracciabile dei componenti renderebbe impossibile attribuire responsabilità certe, compromettendo l’intera procedura.

La risposta del team è netta: ricorso immediato e intenzione di portare il caso fino ai massimi livelli della giustizia sportiva internazionale. Una vicenda che si preannuncia lunga e complessa, con Leopard Racing pronta a difendere la propria posizione “senza arretrare di un millimetro”.

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