l caso si allarga e riporta il calcio italiano in una zona d’ombra che richiama ricordi scomodi. Gianluca Rocchi è finito sotto indagine per concorso in frode sportiva: un’accusa che tocca direttamente il cuore del sistema arbitrale e che, inevitabilmente, richiama alla mente lo spettro di Calciopoli.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Milano, si concentra su alcune partite della stagione 2024/25. L’ipotesi degli inquirenti è che il designatore possa aver influenzato determinate decisioni arbitrali, in particolare attraverso il VAR. Un sospetto delicato, che mette sotto osservazione meccanismi fondamentali per garantire l’equità delle gare.
All’origine di tutto c’è una denuncia presentata nel maggio 2025 da Domenico Rocca, ex assistente arbitrale, che aveva segnalato presunte anomalie nella gestione di alcuni episodi. Tra questi, anche una partita tra Napoli e Fiorentina. Una vicenda inizialmente archiviata dalla giustizia sportiva, ma che ha poi preso una piega diversa sul piano penale.
Tra gli episodi più discussi c’è quello di Udinese-Parma, gara decisa da un calcio di rigore. In sala VAR, Daniele Paterna valuta inizialmente l’azione come regolare, per poi cambiare idea pochi istanti dopo e suggerire la revisione all’arbitro di campo Fabio Maresca. Quest’ultimo, dopo l’on field review, assegna il penalty che decide la partita.
È proprio quel cambio improvviso di valutazione ad aver acceso i riflettori degli investigatori: normale dinamica tecnica o qualcosa di diverso? È una delle domande a cui l’inchiesta dovrà rispondere.
Nel fascicolo compare anche il nome di Andrea Gervasoni, supervisore VAR, segno che l’indagine potrebbe avere un raggio più ampio del previsto.
Nonostante tutto, dall’ambiente arbitrale trapela prudenza. Alcuni episodi contestati sarebbero già stati chiariti o ridimensionati, anche grazie alla diffusione degli audio VAR e alla trasparenza mostrata in alcune analisi pubbliche.
Il prossimo passaggio chiave sarà l’interrogatorio di Rocchi, fissato per il 30 aprile. Da lì potrebbero emergere elementi decisivi per chiarire una vicenda che, al di là degli sviluppi giudiziari, ha già riacceso il dibattito sulla credibilità e sulla gestione del sistema arbitrale italiano.

