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Saronni: “Il più forte e Pogacar – non vedo italiani allo stesso livello, ma c’è un gruppo di giovanissimi che può fare il salto di qualita”
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Saronni: “Il più forte e Pogacar – non vedo italiani allo stesso livello, ma c’è un gruppo di giovanissimi che può fare il salto di qualita”

Oggi si programma di più, mentre, ai miei tempi dovevi sfruttare il momento: e se vincevi solo 15 gare l’anno ti davano per finito”. I corridori di oggi sono distanti dal pubblico”

IBEPPE SARONNI a Extratime su Radio 1 Rai. Ha vinto un mondiale di ciclismo, due giri d’Italia, e le classiche monumento: il Giro di Lombardia (due volte) e la Milano Sanremo. Leggendaria la sua rivalità con Francesco Moser (una delle più grandi della storia dello sport).

Chi è, oggi, il più forte?
Pogacar che ha vinto il giro di Francia … Di italiani a questi livelli, al momento, non ne vedo. Ma c’è una schiera di giovanissimi buoni corridori e spero tanto per il ciclismo italiano che possano fare un salto di qualità”


Fra i campioni di oggi c’è qualcuno che somigli un po’ a Saronni?
Ci sono tanti ragazzi che hanno queste caratteristiche: Oltre a Pogacar ci sono Evenepoel, Van Aert, van der Poel, che però devono ancora dimostrare di poter vincere dei grandi giri”. “La mia grande capacità è stata quella di modificare le mie caratteristiche di corridore nato in pista, con il lavoro e con la professionalità, per riuscire ad andare bene anche in salita e difendermi a cronometro…e ovviamente, essendo così veloce, gli  strappi e gli arrivi sulle salite erano il mio forte
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Il ciclismo di oggi e quello di ieri: come è cambiato il modo di correre?
Il ciclismo di oggi ha metodologie di preparazione molto mirate mentre ai miei tempi bisognava sfruttare la condizione quando c’era. Io vincevo 35, 40 gare l’anno programmando poco e seguendo il momento di forma, ma gli anni d’oro di un corridore sono 5 o 6, non di più.  Ai miei tempi se vincevi 10 – 15 corse all’anno eri finito: così titolavano i giornali.  E noi correvamo 120 – 130 corse all’anno mentre i corridori di oggi, da regolamento, non possono correrne più di 80.  In questo modo i ragazzi si risparmiano e programmano meglio


Oggi c’è anche maggiore distanza fra i protagonisti e il pubblico?
Oggi i ragazzi per tanti motivi, anche validi, sono molto più distaccati e distanti. Una volta l’appassionato veniva, ti parlava, gli firmavi gli autografi. C’era il contatto umano, mentre oggi molto meno. Non è bello, però purtroppo è così.”

LA GRANDE RIVALITA’ CON MOSER: una delle più grandi della storia dello sport…a livello quasi di Coppi e Bartali


La nostra rivalità ha portato grande discussione, nei bar e per le strade: c’era un tifo incredibile. Ed è stata una rivalità vera, forse ancora più accesa di quello che si raccontava sui giornali.  Io ero il giovane emergente che rompeva le uova nel paniere a Moser che era il predestinato che veniva da tantissimi successi. Una rivalità talmente accesa che i tifosi di Moser si organizzavano a gruppi per venire sotto agli alberghi dove stavo con la squadra – prima delle grandi corse – per fare schiamazzi e non farmi riposare


Si diceva che Moser fosse generoso in pista mentre Saronni avesse uno stile attendista, che si nascondeva per poi colpire
Per vincere – come ho fatto io – 2 Giri d’Italia, la Sanremo, il Lombardia, non basta essere attendisti ma bisogna avere anche altre qualità”. ” E Francesco non era generoso: lui doveva correre così perché non poteva fare altro, le sue caratteristiche erano quelle. Lui doveva attaccare e fare selezione: non poteva portare corridori veloci come me all’arrivo perché altrimenti sarebbe stato battuto.  Per vincere 2 Giri d’Italia, la Sanremo, il Lombardia, non basta essere attendisti ma bisogna avere altre qualità


UNA RIVALITA’ CHE PROSEGUIVA E SI TRASFORMAVA IN CONTESA DIALETTICA ANCHE PRIMA E DOPO LA CORSA
C’era anche un giornalismo che sapeva prendere i nostri litigi fuori dalla corsa e li sapeva usare bene. Francesco quando veniva punzecchiato (e io da questo punto di vista ci sapevo fare) si arrabbiava enormemente, si innervosiva, e io giocavo a farlo arrabbiare … e spesso portavo a casa qualche risulta importante”.  “Parlando con la stampa ci chiamavamo reciprocamente “Quello là


Al Mondiale che vinse lei a Goodwood, però, Moser fece la sua parte e andò a tirare per ultimo in testa al gruppo per portarla alla volata
Venivamo dal mondiale di Praga – l’anno precedente – dove ero in grandissima condizione e che abbiamo perso, letteralmente buttato via, per rivalità interne. In quegli anni la nazionale italiana perdeva i mondiali solo ed esclusivamente perché c’era rivalità interna fra noi. Però l’anno dopo Francesco si è messo a disposizione, anche perché tutti avevano riconosciuto che il leader ero io, perchè ero in grande condizione, e ci siamo riscattati tutti con una bella vittoria


EXTRATIME, il programma sportivo di Radio1 Rai a cura di Paolo Zauli e Massimiliano Graziani, con la regia di Ombretta Conti, in onda ogni domenica mattina alle 7.15 Su Radio1 e Radio1 sport.

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