Variazioni sul tema – 10 giugno 2023. Nella foto di Antonio Fraioli (GdS) Bagnaia esulta sul gradino più alto del podio.
Oggi faremo una piccola divagazione, o, meglio, renderemo un doveroso omaggio. Quando si scrive una rubrica di motociclismo ovviamente bisogna imporsi dei limiti espressivi. Non è che si può pretendere di parlare di tutte le discipline del mondo delle due ruote. Per ragioni di coerenza e di spazio, ovviamente, ma soprattutto per ragioni di competenza. Certo ogni tanto una sana divagazione magari tocca pur farla, in fondo il Petrux ha corso la Dakar nel 2022 e ha recentemente annunciato un suo possibile bis nel 2024. Danilo Petrucci uomo dei due mondi, capace di vincere al Mugello nel 2019, battendo due cagnacci del calibro di Dovizioso, in forma come mai, e Marquez, quello con la Honda performante.
Oggi poi l’argomento principale dovrebbe essere quello di osannare un campione vero, uno che quando non cade da solo perché non si sa a che cosa pensi, praticamente non lascia che le briciole agli avversari. Pecco infatti lo scorso fine settimana ha conseguito la pole, ha vinto la sprint, ha trionfato nella motogp e ha fatto il giro migliore in gara. 32 passaggi in prima posizione su 34 giri totali. Arrivederci e grazie.
Magari si dovrebbe pure parlare della rossa di Borgo Panigale capace di occupare i primi cinque posti della Sprint, con Bagnaia, Bezzecchi, Martin, Zarco, e Marini, e i primi quattro nel MotoGp, Bagnaia, Martin, Zarco e Marini.

Foto Antonio Fraioli (GdS) Bagmaia in testa davanti a Jorge Martin
Con la conseguenza non certo irrilevante di avere Bagnaia, Bezzecchi e Martin nei primi tre posti del mondiale.
Tutto questo senza avere a disposizione il miglior Enea Bastianini e i risultati di quello che una volta era il fratello lento di Marquez e che oggi invece è quello folle. Già perché ad Alex, che sta dimostrando di essere molto a suo agio sulla Ducati, quando si spegne il semaforo, gli si spegne anche il cervello. Forse l’ansia di dimostrare al mondo di poter uscire dal cono d’ombra del fratello lo innervosisce troppo. Ma se fosse caduto almeno la metà delle volte, oggi probabilmente avrebbe portato la Ducati del team Gresini ad essere la quarta in classifica mondiale.
Ci sembra presto per dire che dietro le Ducati c’è solo il vuoto. Certo a parte la Brad formica atomica Binder, non sembra profilarsi nessun avversario all’orizzonte. Non certo Quartararo alle prese con una Yamaha impresentabile. Ma nemmeno un Marquez, quello fenomeno, che fa di tutto per dimostrare a sé stesso, al mondo e soprattutto alla Honda che con un mezzo appena decente potrebbe ancora vincere mondiali a mani basse. Troppo distanti le due giapponesi in pista dalla Rossa. Troppo attendiste le strategie aziendali.
Rimane Brad la formica atomica. Formica perché il sudafricano è l’unico in pista tra i primi dieci del mondiale a non essere mai caduto e ad aver preso punti in tutte e 12 le gare. Atomica perché è talmente esplosivo da riuscire a segnare la velocità più elevata di sempre in pista, 366,1 chilometri orari. Lo scrivo meglio, trecentosessantasei virgola uno. Coadiuvato certo da quel missile arancione della KTM che sembra essere l’unica casa desiderosa di arginare il dominio Ducati.
Non è certo un caso che qualche gossip malevolo racconti di un Marquez osservatore interessato …
In attesa del prossimo Gran Premio in Germania, pista solitamente ostica alle rosse di Borgo Panigale, corre però l’obbligo di omaggiare una impresa leggendaria, quella conclusa dall’altra grande rossa che attira il cuore degli appassionati di motore, la rossa di Maranello.
Lo so parliamo di quattro ruote. Ma lo avevo precisato all’inizio che bisognava allargare gli orizzonti. Portate pazienza, ma in una rubrica che celebra l’arte di spalancare il gas non si poteva ignorare quello che è successo sul Circuit de la Sarthe, in Francia in prossimità della città di Le Mans.
E già. Perché, vedete, puoi perdere per vent’anni il mondiale di formula 1. Ed è già successo. Chi scrive si ricorda con grande amarezza i ventuno anni che separarono il trionfo di Jody Scheckter dall’epopea mitico dell’indimenticabile Michael Schumacher. Ma ti basta un’unica impresa leggendaria per ricordare al mondo che da sempre la Ferrari è la forma che assume la velocità quando vuole rivelarsi al mondo. Del resto, la storia dell’automobilismo sportivo si divide tra la Ferrari e chi cerca di batterla. E pure nei momenti più bui, quando ogni gran premio sembra portare sempre e solo maggiore amarezza, ecco che, con la serena naturalezza di chi conosce se stesso, la Ferrari ribadisce al mondo quello che tutti sanno ma non vogliono ammettere.
Domenica nella 91ª edizione della maratona automobilistica francese, svoltasi nel 100° anniversario della prima edizione tenuta nel 1923, la Ferrari è scesa in pista con un prototipo, la 499P, e ha dominato la più prestigiosa gara di endurance al mondo.
Solo per dire. Erano cinquant’anni che non ne realizzava uno per la 24h Le Mans. Poi ha deciso ed ha corso. Il resto è solo leggenda.

Le Frecce Tricolori al Mugello

