Chi si aspettava un’Italia travolgente è rimasto deluso.
Il secondo “atto” di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale azzurra si apre sotto una cattiva stella, segnato da una prestazione opaca e da una sconfitta per 2-0 contro il Belgio che non lascia spazio a grandi alibi.
I rimpianti federali e il peso delle scelte
Il ko contro i belgi riaccende inevitabilmente le discussioni sulle strategie della FIGC. Tra i tifosi resta il ricordo delle grandi suggestioni estive — come il corteggiamento iniziale al sogno Pep Guardiola da parte del vertice dello sport italiano —, prima che la scelta definitiva ricadesse sul ritorno di Mancini, arrivato dopo il “no” di Antonio Conte e le alternative legate ai profili emergenti della trafila federale. Una scelta che, per i critici, conferma la tendenza del calcio italiano a rifugiarsi nelle vecchie certezze piuttosto che rischiare la via della rivoluzione verde.
Il campanello d’allarme e l’obbligo di riscatto
Sul rettangolo verde, la squadra è apparsa contratta e al di sotto dei propri standard, palesando limiti evidenti che la sconfitta ha reso palesi. Il tempo delle prove e dei ripensamenti è però già esaurito: la prossima sfida contro la Turchia rappresenta un bivio fondamentale in cui non sono ammessi ulteriori passi falsi.

