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Pamchine che scricchiolano, mentre altre cambiano la guida tecnica

Da Ancelotti a Klopp e Tuchel: quanto costa un big sulla panchina della Nazionale?

Mentre l’Italia si interroga sul futuro della panchina azzurra — mossa tra la necessità del rigore finanziario e la tentazione di un grande nome per riaccendere l’entusiasmo —, il mercato dei commissari tecnici internazionali viaggia a ritmi vertiginosi. Tra deroghe legislative, clausole e ingaggi da capogiro, le grandi federazioni del pianeta non badano a spese per assicurarsi i migliori allenatori sulla piazza. La suggestione di un top manager alla guida di una selezione nazionale ha rilanciato un interrogativo fondamentale: quanto ha senso pagare un selezionatore?

La piramide degli ingaggi: Ancelotti il più pagato, Klopp sceglie il cuore

In cima alla classifica globale dei selezionatori più pagati svetta un italiano: Carlo Ancelotti. Legato al Brasile fino al 2030, “Re Carlo” percepisce dalla Seleção uno stipendio annuo di circa 10 milioni di euro, imponendosi come il CT più riccamente retribuito del pianeta.

Subito dietro si muovono le altre grandi potenze europee:

  • Jürgen Klopp (Germania): Per guidare la Nationalmannschaft, il tecnico tedesco ha rinunciato ai 10-12 milioni stagionali concordati con la Red Bull nel ruolo di Head of Global Soccer, accontentandosi di poco più di 7 milioni di euro all’anno (in linea con il compenso di Julian Nagelsmann).
  • Thomas Tuchel (Inghilterra): La FA inglese gli garantisce poco più di 6 milioni di euro a stagione più bonus.
  • Jorge Jesus (Portogallo): Per sedere sulla panchina lusitana ha dovuto dividere per tre il maxi-salario arabo percepito all’Al-Nassr, attestandosi poco sopra i 4 milioni di euro.

Il “caso Francia”: servono le deroghe di Stato per Zidane

Particolarmente complessa è la situazione in Francia, dove la questione stipendi è diventata una vera e propria materia d’interesse politico. La legislazione transalpina impone infatti un tetto massimo agli ingaggi sportivi fissato a 450 mila euro annui: una cifra del tutto incompatibile con le quotazioni dei top manager moderni.

Per questo motivo, la Federcalcio francese (FFF) è al lavoro per ottenere una deroga di Stato. L’obiettivo è spianare la strada all’eventuale ingaggio di Zinedine Zidane, che andrebbe a percepire una cifra superiore ai 3,8 milioni di euro attualmente garantiti a Didier Deschamps.

Il paradosso del campo: stipendi stellari e delusioni

I dati dimostrano però che l’equazione “più spendi, più vinci” non trova sempre riscontro sul terreno di gioco:

  • Le spese a vuoto: L’Uruguay è reduce da prestazioni deludenti sotto la guida del “Loco” Marcelo Bielsa, a fronte di un ingaggio pesante da quasi 4 milioni di euro all’anno. Cifre importanti anche per il Paraguay, che paga Gustavo Alfaro circa 2,5 milioni.
  • I modelli virtuosi: All’opposto, i due tecnici che si sono giocati le vette più alte del calcio mondiale negli ultimi anni incassano cifre molto più contenute:
    • Lionel Scaloni (Argentina, Campione del Mondo): 2,3 milioni di euro
    • Luis de la Fuente (Spagna, Campione d’Europa): 2 milioni di euro

Il dilemma della FIGC

Tracciare un parallelo diretto e prendere Scaloni o De la Fuente come modelli da applicare istantaneamente all’Italia resta tuttavia un esercizio complesso. I successi di Argentina e Spagna affondano le radici in percorsi di formazione e identità tattiche strutturate negli anni, ben diverse dall’orizzonte emergenziale in cui si trova ad agire la FIGC dopo il peso di tre mancati appuntamenti mondiali consecutivi.

La strada per la panchina azzurra rimane dunque in bilico: rincorrere l’illusione del grande nome a costi d’oro o costruire un progetto di campo basato su sostenibilità e programmazione?

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