Eterogenesi dei fini – 15 maggio 2023.Esiste in filosofia un concetto curioso che prende il nome di eterogenesi dei fini. Formulato dal filosofo tedesco Wilhelm Wundt, significa che le azioni umane possono arrivare a fini diversi da quelli che sono perseguiti dal soggetto che compie l’azione.
In particolare, l’eterogenesi dei fini si manifesta quando il sommarsi delle conseguenze, anche non previste e degli effetti secondari dell’agire, finisce con il modificare gli scopi originari e con l’offrire il raggiungimento non intenzionale di obiettivi comunque diversi da quelli originari.
Tutto questo sproloquio per dire che gli attori protagonisti della Motogp, la Dorna, la Fim e le case costruttrici, ciascuno pensando ai pneumatici suoi, hanno finito per costruire uno spettacolo intenso e vibrante che ha tenuto incollati gli spettatori sino all’ultimo giro di gara.
Bene, bravi, bis. Forse no. Ma andiamo con ordine.
Un campionato mondiale che al suo quinto appuntamento – il millesimo della sua mitica storia – vede girare il suo leader alla metà dei punti disponibili – Bagnaia con 94 su 185 – e annovera ben tre inseguitori a distanza di Sprint race declina già un grande successo commerciale.
La competizione aperta è il sale dello sport agonistico. Che questo accade perché ogni tanto Pecco non si sa cosa realmente voglia fare, non toglie nulla alla equazione, anzi aggiunge un pizzico di thrilling.
Del resto una cosa dovrebbe essere chiara, l’incidente che lo ha visto coinvolto con Viñales non ha certo colpevoli da indagare. Ma un responsabile sì, perché se stai puntando al mondiale e sei il pilota più concreto in pista sulla moto migliore, dovresti sapere che quella curva la fai solo se Maverick scompare improvvisamente. Non solo dalla pista, ma proprio da questa dimensione spazio temporale, dove le leggi della fisica, pur forzate da un branco di funamboli in tuta di pelle, comunque tendono a conservare un loro abbrivio. Per tanto, ci si poteva accodare e attendere qualche curva o addirittura qualche giro. Perché ne mancavano ancora una ventina e soprattutto altre 15 Sprint Race e 15 GranPremi ovvero 525 punti.
Lo riscrivo cinquecentoventicinque punti. Cosa che se la Honda ricomincia ad essere la Honda e Marquez non smette di essere Marquez, io magari mi preoccuperei pure.
Tornando alla eterogenesi dei fini, il campionato appare così tirato per diversi motivi del tutto autoreferenziali.
Le moto di quest’anno sono dei prodigi di aerodinamica, vanno come treni sui binari a velocità pazzesche e fendono l’aria meglio delle F1, riducendo gli spazi di frenata in modo assurdo. Se poi ti trovi in coda al tuo avversario, l’assetto si scompone e la gomma anteriore si squaglia. Superare è quindi praticamente impossibile.
Questo produce una leggerissima ansia nei piloti.
La Dorna e la Fim hanno istituito la Sprint Race per coprire il sabato televisivo e intascare più audience. Ma correre la Sprint Race significa sacrificare turni per la messa a punto ovvero correre con moto meno stabili.
Questo produce una leggerissima inquietudine nei piloti.
Inoltre la Sprint, per definizione, è più corta e penalizza notevolmente i tatticismi o chi si attarda alla partenza a pensare alla ombrellina di turno.
Questo produce una leggerissima frenesia nei piloti.
Lat but not least, la fiducia sull’operato dei commissari di gara tra verbali scritti male, presunti doppi pesismi ed evidenti cecità temporanee, ha ormai raggiunto quella solitamente restituita da una slick sul bagnato.
Questo produce una leggerissima incazzatura nei piloti.
Ora ansia, inquietudine, frenesia e incazzatura nelle persone normali producono l’effetto di spegnere il motore e scendere dalla moto per riprendere fiato e calmarsi.
In un branco di malati mentali come i professionisti della MotoGp produce lo spettacolo assurdo, violento ed entusiasmante del campionato attuale. Tutti contenti allora? Beh, non proprio.
Sarebbe tutto molto bello se non fosse per un particolare. Ieri, per un motivo o per un altro, sono caduti otto piloti. E grazie a Dio sono solo un po’ ciancicati. Altri due sono in convalescenza praticamente dall’inizio.
In moto ci si fa male. Molto male. In moto. senza troppi giri di parole, si muore.
Luca Marini ieri è stato miracolato, perché se Qualcuno non gli dava una mano a raddrizzare la moto, si sarebbe sdraiato davanti alle ruote di Bez e Alex Marquez come Simoncelli di fronte a quelle di Crutchlow e Rossi.
Forse in queste tre settimane fermarsi a riflettere potrebbe non essere una cosa negativa.

