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Questione di manico  –  Rubrica di Luca Mencacci

È tempo di derivate di serie

21 febbraio 2023 – La sessione di test che la Superbike ha concluso ieri a Phillips Island, ci impone di distogliere l’attenzione della MotoGP per concentrarci su quelle che una volta con un po’ di malizia venivano chiamante le derivate di serie. Il campionato, del resto, partirà proprio il prossimo weekend dalla pista australiana e il novero dei contendenti è davvero interessante.

Su tutti il campione in carica, Alvaro Bautista, che ha dimostrato fin da subito la sua competitività, non solo aggiudicandosi il miglior tempo della intera sessione, ma effettuando anche una lunga serie di giri a ritmi difficilmente eguagliabili dagli avversari. Il pilota spagnolo appare carico e motivato a ripetere il successo della stagione precedente, la quale, giova ricordarlo, ha celebrato la trionfale doppietta della Ducati, vincitrice del titolo mondiale tanto nella MotoGP con Pecco Bagnaia, quanto nella SBK, appunto.

Un evento memorabile che nella gloriosa storia del motociclismo è avvenuto solo 6 volte in 34 anni.

Il Mondiale Superbike, del resto, nasce nel 1988 grazie alla lungimirante iniziativa dei fratelli Maurizio e Paolo Flammini. L’idea, certo, era già nell’aria da tempo e gare con le derivate di serie si svolgevano sporadicamente un po’ dappertutto. Anche su alcuni passi appenninici tosco emiliani dietro casa di chi scrive. Ma è la Flammini Group a organizzare in forma stabile quanto prestigiosa quello che tutti noi, oggi, conosciamo come il più importante campionato per moto derivate dalla produzione di serie.

Le prime tre volte furono doppiette Honda e due di queste si svolsero in un’altra epoca, nel secolo in cui la classe regina era denominata semplicemente la 500 e i prototipi erano in pratica dei brutali missili a due tempi. Nel 1989 furono Fred Merkel con la leggendaria Honda VFR750R, per tutti RC30, e Eddie Lawson con la NSR500 a inaugurare la serie. Toccò poi a John Kocinski nel 1997 a portare in trionfo la sua RC45 a fianco della NSR500 di Mick Doohan.

Iniziò, quindi, il nuovo secolo, e l’era dei quattro tempi che uniformò i motori della SBK con la nuova MotoGP. Nel 2002 Colin Edwards sulla VTR 1000 SP2 non poté esimersi dall’accompagnare per le strade della gloria Valentino Rossi con RC211V.

Fu la volta, poi, della doppietta Yamaha. La prima, nel 2009, grazie al fenomenale rookie Ben Spies che si unì a celebrare l’ultimo trionfo del Dottore. La seconda, più recente, nel 2021, ad opera di Toprak Razgatlioglu e Fabio Quartararo. Tutti in sella rispettivamente alle versioni aggiornate delle favolose YZF-R1 e YZR-M1.

Un discorso a parte merita la Suzuki che, sebbene con politiche produttive e commerciali curiose, per non dire incomprensibili, ha gareggiato e vinto in entrambi i campionati. La casa di Hamamatsu, pur avendo conseguito ben tre titoli mondiali nella massima categoria dei prototipi, non è riuscita nella impresa di accoppiare la storica impresa di Troy Corser in sella alla GSXR1000 K5.

Per completezza di informazioni, nelle ultime cinque doppiette sopra citate, sulle imprese di entrambi i piloti che hanno conquistato il titolo ha vegliato San Brembo.

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