Il paddock della MotoGP si ritrova al centro di un acceso scontro politico e contrattuale. La decisione formale di Yamaha di non schierarsi al via del Gran Premio del Qatar 2026 ha aperto una profonda spaccatura tra la casa di Iwata e i vertici del Motomondiale.
La posizione di Yamaha: priorità alle direttive aziendali
Con una nota ufficiale, la casa giapponese ha confermato la scelta di mantenere in vigore le stringenti limitazioni ai viaggi per il Medio Oriente imposte dal proprio board aziendale. La valutazione delle informazioni attualmente disponibili non ha fornito a Yamaha elementi sufficienti per derogare alla linea della prudenza globale. Il costruttore ha ribadito la propria estraneità rispetto alle misure di garanzia predisposte dagli organizzatori e ha confermato l’impegno a rientrare in gara a partire dal successivo appuntamento in Portogallo.
La replica di MotoGP SEG e il rischio sanzioni
La risposta di MotoGP SEG non si è fatta attendere ed è stata di forte disappunto. Secondo l’organizzatore, i continui audit svolti in collaborazione con le autorità del Qatar, i responsabili del Lusail International Circuit e consulenti di sicurezza indipendenti confermano la piena agibilità e sicurezza dell’evento.
Mentre il resto dello schieramento ha confermato la propria presenza in griglia, per Yamaha la scelta potrebbe costare cara: MotoGP SEG ha già richiamato l’attenzione sulle implicazioni contrattuali verso la promozione e l’IRTA, demandando alla FIM la gestione delle inevitabili sanzioni sportive per il mancato adempimento dei regolamenti del Campionato.

