(Alberto Sigona) – ll team di bomber Cristiano Ronaldo supera in Finale la Francia padrona di casa e si aggiudica il primo trofeo internazionale della sua storia.
esattamente 10 anni fa, era il 10 luglio 2016, a Saint Denis il Portogallo si laureava Campione d’Europa, fregiandosi dell’unico grande trofeo della sua storia. C’erano Pepe, Joao Mario, R. Sanches, Quaresma, Rui Patricio, Nani, e c’era soprattutto lui, l’eterno C. Ronaldo. Per rievocare quel trionfo epocale ecco quanto scrissi quel giorno per celebrare l’impresa del team lusitano. Buona lettura!
CAMPIONATO D’EUROPA – FRANCIA 2016
Il team di bomber Cristiano Ronaldo supera in Finale la Francia padrona di casa e si aggiudica il primo trofeo internazionale della sua storia.
PORTOGALLO IN PRIMIS
Finalmente i lusitani si scrollano di dosso l’etichetta scomoda di eterna incompiuta. Fra le note liete di questo Europeo non trascendentale si segnalano la magica Islanda e lo spavaldo nonché intrepido Galles. L’Italia di Conte si arrende ai Quarti di finale alla Germania e rimanda per l’ennesima volta l’appuntamento con la gloria.
Il Portogallo ha vinto finalmente il suo primo trofeo. Il trionfo dei lusitani è stato il successo di chi ci ha voluto credere fortissimamente, di chi non si è voluto arrendere dinnanzi all’evidenza della propria inferiorità tecnica, e persino dinnanzi alla sfortuna, che proprio sul più bello li aveva privati del suo grandissimo trascinatore, ovvero Cristiano Ronaldo. È stata soprattutto l’affermazione di una squadra calma, che non ha mai avuto fretta, che pazientemente, praticamente in ogni partita, ha saputo attendere quietamente il proprio turno, rosolando a fuoco lento i vari avversari che le si paravano innanzi. Non a caso ha vinto negli Ottavi, nei Quarti e nella Finale soltanto dopo i 90 minuti regolamentari, ovvero, dopo aver lasciato sfiancare le varie rivali in attacchi sterili, che altro non producevano che la stanchezza fisica e psicologica. Il Portogallo invece con una saldezza di nervi inusuale non ha mai avuto premura di vincere, come se inconsciamente sapesse che il gol sarebbe potuto arrivare anche all’ultimo minuto, magari all’ultimo rigore (come contro la Polonia). Non ha quasi mai espresso un gran gioco è vero, ma non ha nemmeno subito più di tanto l’avversario di turno, se non nel possesso palla asfittico. Non ha segnato tanti gol ma non ne ha subiti che uno nelle sfide ad eliminazione diretta. Insomma, a suo modo è stata una compagine equilibrata come nessuna. E proprio il suo equilibrio, anche mentale, le ha consentito in Finale di non sfilacciarsi dinnanzi ad una Francia che nei 90 minuti l’aveva messa più volte in ambasce. Contro i transalpini, malgrado l’evidente inferiorità qualitativa, il Portogallo non si è fatto prendere dallo scoramento. Ma da buona squadra operaia ha continuato a giocare con il suo stile. Ed alla lunga è uscita fuori, sfiorando il gol in un paio di occasioni, anche su punizione. Poi, quando tutti attendevano l’epilogo dei rigori (la prima e l’ultima Finale a decidersi in tal modo fu quella vinta dalla Cecoslovacchia nel ’76) ecco il gol dell’uomo che mai ti saresti atteso, ovvero Eder, un panchinaro come tanti, subentrato più che altro per non lasciare nulla d’intentato. Il suo gran gol da fuori area è un inno all’imprevedibilità, che da sempre la fa da padrone in questo sport. Uno sport che proprio in questa rassegna continentale è stato sminuito nella propria bellezza da un gran numero di match sottotono giocati dalle contendenti, apparse spesso abuliche e prive di fantasia, e di cui lo stesso Portogallo se n’è fatto portavoce. Un Portogallo che nel corso della manifestazione non ha certamente espresso un gioco trascendentale, e che in diverse occasioni è parso persino troppo compassato (specie agli Ottavi ed ai Quarti, e naturalmente nelle prime due partite, pareggiate malamente), adeguato soltanto ad imbrigliare il gioco altrui piuttosto che a proporsi in avanti in maniera degna di una grande Nazionale. Ma evidentemente per vincere un Europeo non sempre sono necessarie doti estetiche esagerate oppure tanti giocatori di gran classe. A volte per vincere un Europeo conta di più possedere una forza mentale di un certo livello ed una resistenza fisica non indifferente, qualità che nei portoghesi non hanno latitato per niente, spingendo una Nazione in vetta alla storia, respingendo al mittente coloro che la volevano un’eterna incompiuta e che imputavano a Cristiano Ronaldo di non essere mai riuscito a vincere alcunchè con la propria Nazionale. Proprio Ronaldo era il grande atteso di questa kermesse, e stavolta non ha tradito, ripagandola di tante frustrazioni. Per CR7 è stata sinora una stagione magica: si è fregiato, infatti, di Coppa dei Campioni col Real Madrid ed appunto di codesto Europeo, ed a dicembre, salvo sorprese pazzesche, dovrebbe essere insignito del quarto Pallone d’Oro, insidiando il primato di Leo Messi, il suo rivale a distanza per eccellenza, con il quale da anni intraprende una lotta all’ultimo sangue per il trono di miglior calciatore del Mondo, e da cui lui, vanaglorioso com’è, si sente il vincitore per diritto divino. Per la Francia (il suo bomber Griezmann si è aggiudicato il Titolo di capocannoniere con 6 reti), che attendeva da tempo memorabile quest’occasione (un Europeo in casa non capita spesso…), si realizza una cocente delusione, di quelle destinate a perdurare sino al prossimo eventuale trionfo. Un po’ come successo allo stesso Portogallo, che può dire soltanto adesso di aver digerito il k.o. interno del 2004 ad opera della Grecia dei miracoli.
La competizione da quest’anno ha visto ospitare 24 squadre anziché le canoniche 16, per un allargamento che ha consentito l’aumento del numero delle partite ma che nel contempo ha cagionato la diminuzione dello spettacolo, dovuto forse alla presenza di troppe squadre di contorno come Albania, Irlanda del Nord e Turchia. Speriamo che ciò serva da monito a coloro che auspicano un prossimo Mondiale a 40 squadre, che rappresenterebbe il culmine dell’esagerazione, in nome di un business osceno e privo di buon senso che rischierebbe di togliere mordente alle prime due settimane del torneo, un po’ come accaduto in questa rassegna su cui cala il sipario. Concludiamo la disamina di questa rassegna tirando un sospiro di sollievo per i mancati attentati dell’ISIS, le cui promesse sanguinarie avevano messo a rischio il regolare svolgimento dell’evento sportivo. Per fortuna alle minacce non sono seguiti i fatti (i controlli volti a prevenire ciò evidentemente sono serviti), e tutto il Mondo ha potuto godere dello spettacolo serenamente, per quella che è stata una vittoria della civiltà tutta.
Il film dell’Europeo
Nelle fasi eliminatorie i padroni di casa della Francia superano agevolmente il turno arginando di misura la Romania e 2-0 l’Albania di De Biasi, che aveva già compiuto un miracolo approdando a codesti Europei. Poi si segnalano i passaggi di turno di tutte le big (Italia compresa) e di matricole rispondenti al nome di Galles (che vince il proprio raggruppamento!), Irlanda del nord, Eire, Ungheria e Islanda, alcune delle quali favorite dal regolamento volto a promuovere le quattro migliori terze dei vari gironi (fra le quali si è inserito il Portogallo).
Negli Ottavi di finale desta sensazione la clamorosa nonché epocale debacle dell’Inghilterra, tramortita addirittura dall’Islanda 2-1, per una partita il cui esito pare frutto della più fervida fantasia piuttosto che la diretta conseguenza del gioco non trascendentale espresso dai “leoni” (!?) di Roy Hodgson. Inutile dirvi come nessuno avrebbe mai potuto mettere in preventivo il successo di uno Staterello composto da circa 300.000 abitanti contro un colosso qual è l’Inghilterra, giunta forse al punto più basso ed imbarazzante della propria ultrasecolare storia, in cui comunque, a parte il Mondiale casalingo del ’66, rubacchiato tra mille polemiche, non si scorge un trofeo di prestigio; anzi, se si prendono in esame gli ultimi due decenni, possiamo tranquillamente asserire come gli anglosassoni non abbiano mai conseguito risultati che esulassero dalla mediocrità, emettendo seri interrogativi su come gli inventori del football siano riusciti a ridursi così male… Nelle altre partite la Polonia elimina ai rigori la Svizzera (inutile il super gol in rovesciata di Shaquiri, che l’Inter ha voluto liquidare troppo in fretta), la Croazia s’inchina al Portogallo di C. Ronaldo, il Galles liquida 1-0 l’Irlanda del nord, il Belgio sbriciola 4-0 l’Ungheria, la Germania scaccia 3-0 la Slovacchia, la Francia vince in rimonta 2-1 sull’Eire e l’Italia – nell’Ottavo più duro, una sorta di Semifinale anticipata – demolisce, almeno sul piano del gioco, 2-0 la Spagna campione uscente, dimostrando di avere le carte in regola per continuare a stupire (specie con una difesa così in palla)…
Ai Quarti di finale un modesto Portogallo riesce ad avere ragione soltanto ai rigori di una buona Polonia (che promette bene per il futuro); il Galles dal canto suo tramortisce a sorpresa una delle favorite al successo finale, il Belgio, per 3-1, urlando ai quattro venti tutta la propria forza, agguantando lo storico traguardo della Semifinale (cui nessuno avrebbe puntato): non male per una squadra esordiente! Per i dragoni, al di là delle statistiche che la relegavano ai margini delle grandi Nazionali, ottenere il diritto di sfidare i portoghesi per l’accesso alla Finale rappresenta qualcosa di miracoloso, poiché il collettivo è sì di buona fattura ma di certo non al punto da elevarsi fra le prime 4 d’Europa; la Germania Campione del Mondo supera dopo una interminabile serie di rigori (18) una tostissima Italia, autentica bestia nera dei tedeschi, che riescono ad eliminarla infrangendo un tabù che pareva eterno: quella fra le due Nazionali è stata una partita poco godibile, sin troppo equilibrata nelle più varie sfaccettature, per un bilanciamento di forze davvero inusuale a vedersi in un Quarto di finale; al gol di Ozil gli azzurri non sembrano in grado di replicare, ed anzi rischiano di subire il colpo del k.o. da un Mario Gomez troppo lezioso, frenato da un miracolo dell’immenso Buffon; poi, quando meno te l’aspetti, Boateng ci mette lo zampino, o meglio, la manona: rigore per gli uomini di Conte, che scartano il regalo con Bonucci, freddo come non mai dal dischetto, lui che i rigori non li tira mai. Quindi la partita si sarebbe trascinata stancamente sino ai tiri dal dischetto, in cui si assiste alla sagra degli errori (da “oggi le comiche” quelli degli italiani Zaza e Pellè). Alla fine prevale la Germania, ma che sudata! Nell’ultimo Quarto la Francia come da copione mette a tacere gli entusiasmi della favola Islanda, infliggendole un severo ed impietoso 5-2.
In Semifinale il Portogallo, pur senza strafare, supera 2-0 (9° gol su 20 match nei Campionati Europei per C. Ronaldo, eguagliando il record di M.Platini, che li realizzò in un solo torneo) l’impavido Galles (prima esordiente ad arrivare in Semifinale, se si eccettua la padrona di casa Svezia nel ’92), agguantando la seconda Finale della sua storia (la prima volta fu nel 2004, quando negli Europei di casa i lusitani dell’allora 19enne C. Ronaldo si arresero innanzi alla divina Grecia). Per i portoghesi si tratta di un traguardo quasi impronosticabile, visto che sulla carta erano destinati a rimanere la solita incompiuta doc. Non a caso avevano rischiato di lasciarci le penne già nel girone, qualificandosi per il rotto della cuffia… Nell’altro match i francesi spazzano via le velleità della Germania, 2-0, con doppietta di Griezmann, capobomber della kermesse con 6 segnature.
In Finale Francia e Portogallo danno vita ad una partita brillante, esprimendo un gioco arioso e fluido, andando controcorrente rispetto allo spartito di codesta manifestazio

