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Abete . Nazionale? Baldini ha dato una scossa, ma abbiamo bisogno di una garanzia”

Le dichiarazioni di Giancarlo Abete, candidato alla presidenza della        FIGC, a margine della “Festa del Calcio Siciliano”organizzata a Caltanissetta

Nell’ambito della 4ª edizione della “Festa del calcio siciliano”, che si è tenuta nella giornata di ieri, 11 giugno 2026, al Teatro Margherita di Caltanissetta, è intervenuto anche il Presidente LND Giancarlo Abete.

Abete è anche uno dei due candidati alla presidenza della FIGC, un ruolo che ha già ricoperto dal 2007 al 2014. In occasione delle prossime elezioni federali in programma il 22 giugno, infatti, sfiderà l’ex numero uno del CONI Giovanni Malagò.

Nel corso dell’intervista, il Presidente Abete ha parlato della kermesse siciliana e del movimento calcistico che rappresenta, ma anche del futuro della Nazionale maggiore e del calcio italiano.

Presidente Abete, oggi onora con la sua presenza la „Festa del Calcio Siciliano‟. Ancora una volta si dimostra vicino al movimento calcistico isolano.

“Sì, vicino perché sono state tante le occasioni nel corso degli anni del mio impegno di dirigenza sportiva, di essere vicino al calcio siciliano a tutti i livelli. Sia come presidente della C, sia come presidente, naturalmente, oggi della Lega Dilettanti, sia come presidente della Federazione. Tanti impegni che vanno dalle partite della Nazionale, quando abbiamo sempre avuto grande accoglienza da parte della Sicilia, sia a tutte le attività di base e a questi momenti di incontro come la festa del calcio siciliano, giunto alla quarta edizione, che in qualche modo è un consuntivo di una stagione importante ancora per il calcio siciliano, a maggior ragione per il mondo dilettantistico e giovanile, che è l’area di riferimento nella quale oggi ci impegniamo”.

I campionati LND sono composti sia da persone che offrono il proprio tempo libero, impegno ed energie per alimentare questa passione che è il calcio, sia da giovani che poi riescono a proiettarsi sul professionismo. Quindi le chiedo: quanto è importante, anche per le leghe di livello più alto, poter contare su un movimento dilettantistico in salute?

“È la base della piramide tra Lega Dilettanti e settore giovanile. Nonostante la fisiologica maggiore concorrenza di altri sport, abbiamo 1.100.000 giocatori, 11.500 società, 64.000 squadre, 580.000 partite ufficiali. Quindi è un movimento con numeri importanti, ovviamente anche in Sicilia, con la necessità, a maggior ragione dopo i provvedimenti legislativi che hanno reso più complessa anche la realtà del mondo dilettantistico, di dare delle risposte sul versante della valorizzazione dei giovani attraverso investimenti nei vivai, ma anche riconoscimenti attraverso i premi di formazione. Teniamo conto che dal primo luglio 2023 sono operativi, anche nel mondo dilettantistico, i contratti di lavoro autonomo. Se pensiamo che i contratti di lavoro dipendente tra i professionisti sono circa 4.500, noi in Lega Dilettanti abbiamo circa 40.000 contratti di lavoro autonomo…

Quindi anche i report della Federazione ricordano che l’apporto complessivo, anche a livello occupazionale, di tutto il mondo dilettantistico è superiore in termini di unità occupate, rispetto a quello del mondo professionistico. È una grande realtà che ha valenze agonistiche, ha valenze economiche, ma soprattutto ha valenze sociali perché, naturalmente, siamo a pieno titolo nell’articolo 33 della Costituzione: il valore educativo, il valore sociale, il valore di promozione di benessere psicofisico che è dato dall’attività sportiva”.

Ecco, ha fatto riferimento anche ai giovani. In questi ultimi anni si parla tanto in Italia di mancanza di talento. In realtà, se si vanno a vedere i risultati delle selezioni giovanili a livello continentale, in alcuni casi mondiale, sono sempre di altissimo livello. Quindi, piuttosto, secondo lei si può parlare di dispersione del talento? E dove si inceppa questo meccanismo di crescita?

“Beh, si inceppa quando questi ragazzi, che hanno fatto molto bene negli ultimi anni a livello di Under 17, Under 19, Mondiali Under 20… pochi giorni or sono abbiamo vinto di nuovo il Campionato Europeo Under 17 battendo il Belgio in semifinale e in finale la Spagna, poi non vengono poi utilizzati e valorizzati quando salgono di età. Nel report di fine mandato che ha presentato il presidente Gravina si evidenzia che, su 50 paesi presi in esame, l’Italia è al 49º posto come utilizzo dei giovani in Serie A. Quindi evidentemente ci vuole più volontà di valorizzare i giovani, di investire sui giovani, di rischiare sui giovani perché questa è una ricetta fondamentale per far ritornare in auge il calcio italiano”.

Glielo chiedo, anche vista la sua candidatura come presidente anche della FIGC: servono anche delle regole per, appunto, obbligare gli allenatori a schierare i giovani anche in Serie A?

“Sì, servono delle regole, ma le regole non possono valere per i campionati professionistici, in quanto lo sport non ha mai avuto il riconoscimento della specificità e quindi è un’attività, a livello di Unione Europea, vissuta come un’attività di lavoro dipendente come tante altre. E quindi, come tale, non si possono mettere degli obblighi di utilizzo dei giovani in Serie A, in Serie B e in Serie C; si possono mettere nei campionati dilettantistici, tant’è che ci sono dalla D in giù: Eccellenza, Promozione. Quindi non si deve operare a livello di mondo professionistico attraverso gli obblighi, ma si deve operare attraverso le incentivazioni e il cambiamento culturale. Il cambiamento culturale è un fatto che passa dal riconoscimento, anche verso se stessi, che se non si investe sui giovani non si va avanti, come testimoniano i risultati recenti. L’incentivazione può essere collegata a una

diversa finalizzazione delle risorse dei diritti televisivi che premiano maggiormente coloro i quali utilizzano i giovani”.

Quale potrebbe essere il profilo giusto per la panchina della Nazionale maggiore, visto che sono appena cominciati i Mondiali, purtroppo senza di noi, ed è un argomento molto caldo?

“È un profilo che dovrà attendere ormai pochi giorni, perché ci sono le elezioni e perché, nessuno ha titolo di andare ad incontrare o a fare proposte senza avere un ruolo. Abbiamo tanti tecnici di qualità in Italia che possono essere valorizzati. Poi, alcune volte le situazioni sono collegate anche al contesto di in quel momento, ovvero se alcuni tecnici sono impegnati o meno. Al di là dei nomi da scegliere, che sono importanti, si tratta di andare a individuare un percorso condiviso. Perché anche recentemente la Federazione ha avuto, tecnici importanti come Spalletti, prima ancora abbiamo avuto, naturalmente, Mancini; prima ancora Conte per il biennio che poi consentì di giocare gli Europei. Abbiamo avuto, recentemente, questo impegno preso in corso d’opera da parte di Gattuso che purtroppo non si è concluso con un risultato positivo…

Secondo lei, Silvio Baldini, che ha fatto bene con i “suoi”giovani nelle ultime uscite, può essere un’opzione anche definitiva?

“Silvio Baldini ha già fatto molto. Perché con il segnale che ha dato, utilizzando di fatto i giocatori dell’Under 21 in occasione delle partite della Nazionale maggiore, ha dato una scossa al nostro ambiente. Tant’è che se andiamo a vedere anche i recenti sondaggi, ha un gradimento che è salito in maniera significativa. Qui si tratta di verificare se chi sarà il presidente della Federazione vorrà fare una sorta di scommessa, prendendo un tecnico che magari non ha il curriculum di altri, ma che ha dimostrato un’attenzione verso i giovani, oppure se dopo tre non qualificazioni, scegliere un CT che possa essere una garanzia sul versante di risultati acquisiti a livello nazionale ed internazionale. Senza dubbio noi abbiamo necessità di avere un tecnico vincente, perché avremmo difficoltà a fare una sperimentazione dopo tre non qualificazioni ai Mondiali. La gente avrebbe difficoltà a comprenderlo”.

Un’ultimissima battuta sul suo ritorno a Caltanissetta, città che quest‟anno che ospita questa quarta edizione della Festa del Calcio Siciliano.

“Sì, ci sono stato per tanti motivi, non solo a livello sportivo, ma anche per motivi associativi, a livello di associazionismo cattolico e associazionismo imprenditoriale, con riferimento alle realtà turistiche del territorio. E poi, qui c’è Sandro Morgana che è un riferimento molto importante del luogo, è un carissimo amico, oltre che un ottimo Presidente del Comitato Regionale Sicilia. Quindi è una bella occasione per tornare a Caltanissetta, in un evento molto significativo come la Festa del Calcio Siciliano”.

Pres. LND Sicilia Sandro Morgana e Pres. LND Giancarlo Abete

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