La pausa estiva è finalmente finita e domani a Silverstone torneremo ad assistere al nostro spettacolo preferito.
Del resto, già, a fine aprile gli organizzatori del Motomondiale, Fim, Irta e Dorna avevano annunciato la cancellazione del GP del Kazakistan, previsto originariamente in calendario per il 9 luglio. I lavori di omologazione e le difficoltà logistiche erano alla base della decisione e l’evento che si spera di recuperare nel 2024 non sarebbe stato rimpiazzato.
Un gran premio in meno e una conseguente pausa di più di un mese che dovrebbe aver giovato a tutti ai piloti come ai manager, nel fisico come nella psiche
La Motogp di quest’anno ha rappresentato un radicale punto di svolta che nel bene come nel male ha prodotto più spettacolo, invero necessario dopo l’abbandono del fenomeno motociclistico e mediatico, altrimenti conosciuto come Vale, ma anche tanti malumori, polemiche e soprattutto dolorosi infortuni.
Iniziamo da questi ultimi, per non dimenticare i sacrifici che fanno i nostri eroi per farci godere dello spettacolo offerto dallo sport più pericoloso al mondo.
Nella sola classe regina, negli otto weekend finora disputati, ci sono state 166 cadute, con una media di 20,75 cadute a fine settimana. Quasi 7 ogni giorno che si è scesi in pista, con Mir a conquistare il poco invidiabile record di ben otto cadute.
Il primo venerdì di prove a Portimao ci fu l’incidente gravissimo di Pol Espargaro. Il primo bollettino medico parlava di contusione polmonare, frattura della mandibola e frattura di una vertebra dorsale. Poi abbiamo avuto il contatto tra Marini e Bastianini nella Sprint del sabato con conseguente frattura della scapola del Bestia.
La domenica Marc Marquez centrava Oliveira ed entrambi si facevano male, alla mano il primo, alla gamba destra il secondo. Marquez salterà tre gran premi
Joan Mir si procurava un trauma cranico dopo la caduta nella Sprint race argentina.
A Le Mans, sempre Mir iniziava un fine settimana terribile, rompendosi il mignolo e saltando la gara. Come, del resto, Raul Fernandez, operato per sindrome compartimentale al braccio destro, e impossibilitato a recuperare. Oliveira nella gara domenicale, per un contatto con Quartararo, si fratturava l’omero e si procurava una lesione del legamento di una spalla trauma cranico. Sempre domenica, al sesto giro, Vinales e Bagnaia si toccavano e nella caduta. Pecco rimediava una frattura incompleta. Subito dopo, Luca Marini poi si procurava la rottura del pollice della mano destra dopo l’incidente in gara con Alex Marquez a Le Mans.
L’infortunio di Aleix Espargaro prima del Mugello mentre si allenava in bici lo citiamo non solo per la cronaca, ma anche per prenderlo un pò in giro. E comunque due fratture all’astragalo e gara parzialmente rovinata.
Ben più grave l’incidente di Alex Rins che si rompeva la tibia e il perone dopo una caduta nella Sprint race del Mugello
Se ci siamo permessi di scherzare con Aleix per l’incidente in bici, figuriamoci quello che avremmo potuto dire su Fabio Quartararo che si infortunava correndo a piedi ad Amsterdam, prima di Assen. Frattura dell’alluce sinistro e operazione. Battute a parte, entrambi infortunati comunque in allenamento.
Jorge Martin e Fabio Di Giannantonio hanno approfittato della pausa per risolvere la sindrome compartimentale, al polpaccio della gamba destra il primo e al braccio destro il secondo
Un bollettino di guerra che oggi appare finalmente ridimensionato. Il solo Rins dovrebbe saltare Silverstone per tornare a Spielberg il 20 agosto) o al più tardi a Barcellona il 3 settembre.
Per lo sfortunato spagnolo, che in stagione si è anche distinto per la vittoria di Austin, la consolazione del passaggio nel team ufficiale Yamaha al posto del nostro Morbidelli. Ma del mercato parleremo in altre sede.
Resta il fatto che il combinato disposto della Sprint per l’aggressività che impone e dell’aerodinamica per la difficoltà che richiede nei sorpassi hanno ormai creato un ambiente molto pericoloso.
A tamponare parzialmente la situazione, proprio a partire da Silverstone, la MotoGP ha adottato un nuovo format per quanto concerne l’ingresso in Q2. Salta la classifica combinata di P1 e P2 per definire la top-10. Le prove libere del venerdì mattina saranno senza l’assillo di fare un giro valido per la qualificazione alla Q2 e quindi veramente libere per il pilota di studiare l’assetto migliore della moto. Al pomeriggio invece gas spalancato per entrare nella top 10 dei piloti che accederanno alla Q2, decisiva per l’assegnazione della pole position.
Il sabato si avrà un’altra mezzoretta di prove libere e quindi via, Q1, Q2 e Sprint. Che, ricordiamolo, non vogliono si chiami Race perché se no i team devono pagare di più i piloti. Dovrebbero chiamarla Shame se non fosse che in realtà per ora il format funziona e l’aggressività in pista restituisce spettacolo e divertimento. E noi appassionati una volta acceso il televisore siamo peggio dei piloti quando abbassano la visiera.
La Ducati era l’ultima casa rimasta ad opporsi al cambiamento. Le malelingue suggerivano che tanto con otto moto in pista la raccolta dei dati non é mai stato un problema. La vera questione rimane quella che di 22 moto in griglia probabilmente otto non dovrebbero essere della stessa casa.
Vedremo se cambierà qualcosa.
Per ora, la sfida mondiale sembra essere Bagnaia versus Martin con Bezzecchi a fare da terzo incomodo. Improbabile vedere quel mastino di Binder poter fare qualcosa che non sia una prestazione estemporanea. Ma queste moto sono molto difficili da guidare e qualche caduta – senza infortuni si spera – può sempre riaprire i giochi.
I motori si stanno riaccendendo

