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Il ruggito della Bestia.Questione di manico di Luca Mencacci

Questo è un mondiale abbastanza curioso, del quale pare non freghi nulla a nessuno. Si sono svolti nove fine settimana di gare, Martin è leader in classifica con tre punti su Bagnaia, i due inseguitori più vicini sono Bastianini e Marquez, in ritardo di una cinquantina di punti. Ma mancano altri 10 fine settimana, ovvero 400 punti al vincente delle gare.

Ogni gara è altamente spettacolare. Anche se qualcuna non offre troppi sorpassi, tutte sono molto tirate. Eppure la gran parte delle chiacchiere nei bar come nel paddock, nelle sale dei bottoni come nelle redazioni dei giornali, ruota intorno a quella famigerata, per chi scrive sconsiderata scelta della Ducati di promuovere Marquez in rosso e perdere in un colpo solo Martin e Bezzecchi che andranno in Aprilia e Bastianini in Ktm. Creando peraltro un ambiente appena scomodo ad un bicampione del mondo in lizza di vincere il terzo.

Misteri che noi poveri mortali non siamo in grado di spiegare.

Anche ammesso che il ruggito della Bestia, che a Silverstone ha ricordato a tutti il suo talento, sia comunque arrivato tardi, l’aver buttato via tre talenti così lascia veramente perplessi.

Per non parlare poi di un team, il primo a vincere la classifica a squadre da indipendente

Suona molto strano la rapidità degli annunci di tutti i piloti coinvolti che nel giro di pochi giorni hanno praticamente trovato l’accordo e firmato un contratto fondamentale per la loro carriera.

Neanche il Pernat dei giorni migliori avrebbe saputo fare di meglio.

Il direttore generale Gigi Dall’Igna, intervistato da Sky Sport MotoGP, nel post Gran Premio di Silverstone, dapprima ha commentato la vittoria di Bastianini, poi è tornato sulle scelte aziendali. “Sono estremamente contento per Enea. Purtroppo noi dovevamo scegliere un pilota su tre, ma tutti avrebbero meritato di essere nel team ufficiale. È stata una scelta difficile sia a livello professionale-sportivo sia umano. Sono qua anche per ricevere le critiche e le accetto“.

Il vero problema non sono solo gli esiti di un processo decisionale, ma i motivi che hanno portato a certe scelte. E questi non sono per nulla chiari.

Marquez in Ducati Lenovo Team può significare solo due cose, o le vittorie di Pecco non fanno vendere le moto e quindi il prossimo anno chi conta nell’universo rosso farà il tifo per il fenomeno spagnolo e non per un eventuale tricampione del mondo italiano; oppure Marquez in Ktm o Aprilia faceva troppa paura e quindi chi conta nell’universo rosso non crede nelle potenzialità di sviluppo del suo reparto corse. O per meglio dire nella necessità di sviluppare ancora un prototipo, soprattutto in vista di un 2027 in cui cambierà tutto.

Cosa peraltro curiosa se guardiamo ai risultati di quest’anno dove la Panigale 2025 sta maramaldeggiando.

Su venti gare tra Sprint e Gran Premio, la Panigale 2025 è salita sul gradino più alto 16 volte lasciando la miseria di 3 vittorie alla Aprilia di Maverick Vinales, un lampo di inizio campionato, e di 1 a quella di Aleix Espargaró.

Certo si dirà che Aprilia forse ha un problema di piloti: Aleix Espargaró pensa ormai solo a fare il papà e a tempo perso il collaudatore per Ktm; mentre di Maverick Vinales e del suo talento sprecato ormai ci siamo serenamente stufati.

Epperò concedergli Martinetor non sembra una genialata. Soprattutto se il mondiale 2024 dovesse finire con qualche strascico polemico. Perché, attenzione, chiacchiere e insinuazioni già incominciano a girare.

Dal canto suo, la Bestia ha finalmente ruggito. La vittoria a Sepang, il 12 novembre scorso, aveva fatto immaginare un altro campionato. Ma Bastianini quest’anno mostra enormi difficoltà nelle qualifiche. Anche se non consumi le gomme e nella seconda parte delle gare vai come un missile se parti in terza fila è difficile poi arrivare a podio.

Nel 2025 correrà in Ktm, con moto ufficiale, ma nel team satellite, e sarà dura pensare che gli austriaci lo gradiranno più del loro tanto coccolato fenomeno Acosta.

Certo, se Enea dovesse migliorarsi e qualificarsi in modo decente, magari incomincerebbe a vincere di più e sarebbe tutta un’altra storia.

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