Il futuro del calcio internazionale finisce al centro di uno scontro senza precedenti tra Uefa e Fifa.
La confederazione europea ha preso una posizione netta contro il progetto promosso dal presidente Gianni Infantino, minacciando il boicottaggio delle competizioni organizzate dalla federazione mondiale se il piano non verrà ritirato.
La questione riguarda la possibile trasformazione delle attività commerciali della Fifa attraverso un’operazione dal valore stimato di circa 20 miliardi di dollari, con l’ingresso di investitori privati pronti ad acquisire una quota delle competizioni. Una prospettiva che la Uefa considera incompatibile con la storia e i valori dello sport più seguito al mondo.
Il messaggio lanciato dalla confederazione europea è chiaro: la Coppa del Mondo non può diventare un semplice asset finanziario. Secondo la Uefa, il torneo rappresenta un patrimonio costruito in oltre un secolo di calcio, grazie al contributo di generazioni di calciatori, federazioni e tifosi di ogni continente, e non può essere sottoposto alle logiche del mercato privato.
La critica non riguarda soltanto il contenuto del progetto, ma anche il modo in cui sarebbe stato portato avanti. La Uefa accusa la Fifa di aver lavorato senza un confronto adeguato con le realtà coinvolte nella gestione del calcio mondiale, definendo il processo poco trasparente e lontano dai principi di condivisione che dovrebbero guidare una grande istituzione sportiva.
Secondo la posizione europea, l’ingresso di investitori esterni nelle competizioni Fifa potrebbe cambiare per sempre gli equilibri del calcio. Calendari, formule dei tornei e scelte strategiche rischierebbero di essere condizionati non più soltanto da esigenze sportive, ma anche dagli interessi economici degli azionisti.
Nel mirino della Uefa è finita anche la proposta avanzata da Infantino alle 211 federazioni affiliate alla Fifa, con un contributo economico da 20 milioni di dollari ciascuna e una scadenza per aderire entro metà settembre. Per la confederazione europea si tratterebbe di una pressione esercitata sulle federazioni, più simile a un ultimatum che a una scelta democratica.
La battaglia, dunque, non riguarda soltanto un accordo commerciale, ma il modello di sviluppo che il calcio dovrà seguire nei prossimi anni. Da una parte la visione orientata alla crescita economica e all’apertura ai grandi investimenti, dall’altra la difesa di un sistema che considera le competizioni internazionali un patrimonio collettivo.
Se lo scontro non dovesse trovare una soluzione, il primo evento a rischio sarebbe il Mondiale femminile Under 20 in programma in Polonia dal 5 settembre, seguito da altre manifestazioni Fifa già inserite nel calendario:
- Mondiale femminile Under 17 – ottobre 2026, Marocco
- Mondiale Under 17 – novembre/dicembre 2026, Qatar
- Champions Cup femminile – gennaio 2027, Miami
- Mondiale femminile – giugno/luglio 2027, Brasile
La sfida tra Uefa e Fifa apre così una delle pagine più delicate della storia recente del calcio: in gioco non c’è solo una questione economica, ma la domanda fondamentale su chi dovrà decidere il futuro dello sport più amato al mondo.

