La sconfitta per 2-0 contro la Spagna nella semifinale del Mondiale 2026 non ha sancito solo l’eliminazione dei Bleus, ma ha segnato anche l’atto finale di una delle gestioni più lunghe e discusse della storia del calcio moderno. Didier Deschamps lascia la panchina della Francia dopo 14 anni. Un addio che chiude un cerchio perfetto, iniziato nel 2012 e terminato oggi con lo stesso identico punteggio che era costato la panchina al suo predecessore, Laurent Blanc.
Il bilancio di questa lunghissima avventura è inevitabilmente in chiaroscuro: da una parte un Mondiale vinto e una dinastia di talenti valorizzata, dall’altra il rimpianto per troppi trofei sfuggiti sul più bello.
La ricostruzione e il capolavoro in Russia (2012-2018)
Deschamps prende le redini di una Francia spaccata e priva di veri leader internazionali, a eccezione di Franck Ribéry e di un tormentato Karim Benzema. Il primo grande merito del CT è stato quello di rifondare da zero il gruppo, plasmando giovani talenti e creando un blocco solido.
Il punto più alto viene toccato nel 2018: la Francia sale sul tetto del mondo in Russia, trascinata da un giovanissimo Kylian Mbappé e sorretta da un centrocampo d’acciaio con Pogba, Kanté e Matuidi. Non era un calcio spettacolare, ma era terribilmente efficace.
Le grandi beffe: Euro 2016, Euro 2020 e la finale in Qatar
Se la vittoria del 2018 rimane scolpita nella storia, il percorso di Deschamps è stato costellato da dolorosissimi passi falsi:
- Euro 2016: La clamorosa sconfitta in finale contro un Portogallo rimasto quasi subito orfano di Cristiano Ronaldo, punita dal gol di Eder ai supplementari.
- Euro 2020: L’harakiri agli ottavi contro la Svizzera, con i francesi rimontati sul 3-3 e poi eliminati ai calci di rigore.
- Qatar 2022: Una finale leggendaria contro l’Argentina persa ai rigori, dopo aver accarezzato il sogno del secondo titolo consecutivo grazie alla tripletta di Mbappé e al clamoroso gol mancato all’ultimo secondo da Kolo Muani.
Un’eredità complessa
La fine dell’era Deschamps lascia dietro di sé opinioni divise. Per molti, il CT è stato un gestore straordinario capace di mantenere la Francia ai vertici del calcio mondiale per oltre un decennio. Per altri, considerando l’infinita qualità di giocatori a disposizione, la bacheca dei Bleus avrebbe potuto essere decisamente più ricca.
Ora, con le polemiche arbitrali della semifinale e le tensioni ancora fresche, la Francia si prepara a voltare pagina e a cercare una nuova identità.
