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Storia del Tour: l’era di Bartali . 4a puntata

(di Alberto Sigona) – 1938 IL TRIONFO DI GINO BARTALI FA ANDARE L’ITALIA IN VISIBILIONel 1938, in piena era Fascista, il Tour dopo tredici anni tornò nelle mani di un italiano. Ad imporsi sulla concorrenza, dopo la disavventura capitatagli nella scorsa edizione, fu il 24enne Gino Bartali (destinato ad entrare nella leggenda dello sport mondiale), precedendo di 18’27” il belga Félicien Vervaecke e di 29’26” il francese Victor Cosson. Dopo una prima parte di gara non eccelsa, in cui aveva dovuto pagare dazio anche per via di una cronometro (il toscano non era un asso delle prove contro il tempo), Bartali, quando si trovava a poco più di un minuto dal leader della Generale (Vervaecke), in occasione della 14^ tappa, Digne-Briançon, sferrò il tanto atteso attacco decisivo, andando in fuga solitaria sulle Alpi, per poi arrivare al traguardo (dopo aver affrontato Col d’Allos, Col de Vars e Col d’Izoard) con oltre 5 minuti di vantaggio sul gruppo1, per quella che fu accolta da tutti come un’impresa epica, alla Bartali appunto. Questi dopo il successo si guadagnava il simbolo del primato (con + 17’45”), ipotecando il primo trionfo alla Corsa Gialla. In codesta kermesse “Ginettaccio” – che, suo malgrado (era noto, infatti, per le sue idee di sinistra), permise al Regime di Mussolini di fregiarsi di uno dei successi sportivi più prestigiosi della sua era – si aggiudicò 2 frazioni ed indossò il simbolo del primato per 10 giorni. Gli azzurri vinsero altre 2 tappe con Glauco Servadei ed una con Jules Rossi. Da libro Cuore quanto avvenne durante l’ultima tappa, quando il gruppo lasciò andare in fuga Antonin Magne e André Leducq che a 34 anni davano il loro addio alle corse: i due giunsero sul traguardo ognuno con la mano sulla spalla dell’altro, così la direzione assegnò loro la vittoria ex aequo. Tornando al trionfo di Bartali, ben presto l’Italia si sarebbe abituata alle sue sortite straordinarie, in un’epoca in cui il Ciclismo, anche grazie a lui, avrebbe raggiunto una popolarità mai più eguagliata…

1939 IL RADDOPPIO DI S. MAESIl 1939 vide il ritorno al successo di S. Maes, che sbaragliò ogni rivale, ad iniziare dal francese R. Vietto, maglia gialla per 16 giorni, che alla fine dei giochi sarà 2° ad oltre mezz’ora dal vincitore belga (anche stavolta la fortuna non assistette il francese, che durante il Tour ebbe problemi di salute che ne condizionarono il rendimento). Nell’edizione in cui debuttava la cronoscalata (lunga poco più di 64 km, vinta proprio da Maes), fra i protagonisti si segnalò il passista francese M. Archambaud con 4 successi di tappa. Frattanto i primi venti di guerra iniziavano ad alitare sulle strade della Corsa Gialla. I governi italiano, spagnolo e tedesco, infatti, proibirono la partecipazioni dei propri corridori per motivi politici legati all’imminente scoppio di quella che sarebbe poi diventata la Seconda Guerra Mondiale: tra di essi c’era anche il vincitore della precedente edizione del Tour, Gino Bartali, che avrebbe perso gli anni migliori proprio a causa del conflitto. Dopo questa edizione il Tour, infatti, subirà uno stop forzato e la Grande Boucle riaprirà i battenti soltanto nel 1947. Quanto al Belgio, dovrà attendere trentanni prima di tornare a vedere un proprio esponente sul gradino più alto del podio…

1947 UN OUTSIDER SI AGGIUDICA UN TOUR SENZA CAMPIONIDopo gli orrori della Guerra, che si è trascinata con sé anche alcuni ciclisti professionisti, riparte il Tour, districandosi fra strade interrotte, dissestate, macerie fisiche e morali. Organizzato dal giornale l’Équipe (che nel frattempo ha rimpiazzato L’Auto2), quello del ’47 fu un Tour atipico, senza veri campioni, e la maggior parte degli atleti non erano nella forma ideale. Molti corridori, infatti, per ovvi motivi legati al particolare periodo storico, venivano da anni di tribolazioni, vicissitudini, sofferenze, privazioni, razionamenti e mancanza di cibo adeguato, ed erano arrivati alla competizione con una preparazione non proprio idonea e magari con pochissima esperienza alle spalle. Molti di loro avevano vissuto la guerra sulla loro pelle, arruolati nelle rispettive divisioni militari, e ne erano usciti dopo anni di combattimenti, spesso dopo aver riportato traumi fisici e psichici di vario genere. Così la maggior parte dei partecipanti alla Grande Boucle dovette far leva più che altro sul talento, sullo spirito di sacrificio e sull’improvvisazione. Ciò creò divari qualitativi marcati fra i partecipanti, per cui nel corso della corsa si assistette a più riprese a distacchi colossali che parevano riportare alla mente il ciclismo dei pionieri. Per gran parte della kermesse il francese René Vietto3 diede l’impressione di portare a casa la vittoria ma nelle battute finali (dopo la più lunga cronometro della storia, ben 139 km) cedette lo scettro all’italiano (poi dal 1949 naturalizzato francese) Pierre Brambilla, che a sua volta nell’ultima tappa, che doveva essere una passerella per il vincitore, si arrese dinnanzi ad una fuga da lontano (l’ennesima di questa edizione) del padrone di casa Jean Robic (distante 2’58’’ dall’azzurro), che a sorpresa, da outsider della vigilia, con un inedito ed irripetibile colpo di coda vinse il Giro di Francia. Il 26enne Robic sul podio precedette di circa 4’ il connazionale Edouard Fachleitner, mentre Brambilla arrivò ad oltre 10’. Gli azzurri in quella edizione vinsero 4 tappe, di cui un paio con Fermo Camellini (che pochi mesi dopo sarebbe stato naturalizzato francese) e altre due con Aldo Ronconi (4° a Parigi) e Giuseppe Tacca (anche lui in procinto di diventare francese); indossarono per 4 giorni la m.g., (2 con Ronconi e Brambilla).

1948 BARTALI ED IL RIBALTONE CHE FECE EPOCAQuello del 1948 è ritenuto senza ombra di dubbio il Tour più bello di tutti i tempi, specie per l’Italia, che contro ogni previsione vide trionfare come un eroe epico il terribile “vecchietto” Gino Bartali (34enne, già vincitore dieci anni prima, ma che ormai nessuno osava inserire nel lotto dei favoriti per evidenti ragioni anagrafiche e soprattutto per la lunga inattività dovuta alla Guerra) al termine di una rimonta sensazionale. Il campione toscano, infatti, a metà corsa accusava oltre 20’ di gap4 dal francese Louis Bobet, rinvigorendo in tal modo le opinioni di chi lo dava per finito. Ma alla 13^ frazione (che portava la carovana gialla a Briançon, sull’Izoard) ecco accadere l’inverosimile: Bartali sferra il suo poderoso attacco alla maglia gialla, imponendosi con oltre 6’ sul 2° classificato (il futuro bi-iridato Albéric Schotte) e più di 9′ sul 3° (F. Camellini), rifilando a tutti gli altri distacchi colossali, portandosi così a ridosso del leader della Generale, un piangente Bobet (giunto ad oltre 18′ da Gino). Il giorno dopo ad Aix-les-Bains (una tappa terribile, con Galibier, Croix de Fer, Porte, Cucheron e Granier), Bartali si ripete, staccando tutti di quasi 6’, rifilandone 7′ a Bobet, conquistando in tal modo quel primato in classifica (con oltre 8′ sul francese) che sino a due giorni prima appariva impensabile, ipotecando al contempo il secondo Tour della sua straordinaria carriera. Alla fine dei giochi avrebbe vinto con 26’16’’ sul belga Schotte (solo 4° Bobet a 33 minuti). Bartali in quel Tour vinse 7 tappe (in una singola edizione è sinora record italiano nonché primato assoluto di vittorie di tappe in linea – ovvero senza cronometro – per un corridore non velocista) indossando la maglia gialla in 9 occasioni. Gli azzurri s’imposero in altre 4 tappe, con Vincenzo Rossello, Gino Sciardis (naturalizzato francese dal 28 luglio 1950, si aggiudicò la prima tappa della storia della Grande Boucle con arrivo in Italia, la Marsiglia-Sanremo) e Giovanni Corrieri (2). A detta di molti il trionfo di Bartali andò persino oltre lo sport in quanto avrebbe contribuito a rasserenare il clima di tensione (si respirava aria da imminente guerra civile…) che in quei giorni caratterizzava l’Italia a seguito del tentato omicidio ai danni del leader comunista Togliatti. Gino Bartali nella sua gloriosa carriera, pur fra infortuni, guerre e disavventure varie, riuscì a vincere, fra l’altro, 3 Giri d’Italia, 4 Milano Sanremo e 3 Giri di Lombardia. Celebre il dualismo creatosi con Coppi, che nel Dopoguerra dividerà l’Italia sportiva per anni.

1949 LO STRARIPAMENTO DI UN FIUME IN PIENA CHIAMATO COPPIDopo l’exploit dell’anno precedente, il Giro di Francia continua a sorridere agli italiani. Riuscite finalmente a coesistere grazie alla sapiente regia del team manager Alfredo Binda, le due super star Fausto Coppi e Gino Bartali – fra il delirio generale dei tifosi del Bel Paese – si contenderanno la vittoria, dando vita ad un duello leggendario entrato nell’immaginario collettivo. La spunterà Coppi di oltre 10 minuti, dopo una rimonta pazzesca che gli consentì di recuperare oltre mezz’ora di svantaggio (accumulata nella prima metà del Tour per via di varie vicissitudini) dal battistrada francese Jacques Marinelli (che nei primi giorni si mostrò straordinariamente attivo, partecipando a diverse fughe). Esordiente alla Grande Boucle, il Campionissimo costruì la sua impresa tra la 16^ tappa che arrivava a Briançon (sull’Izoard) – quando assieme a Bartali (poi vittorioso allo sprint) staccò tutti di oltre 5’ – e la 17^ frazione che da Briançon conduceva ad Aosta (dopo aver scalato in successione Montgenèvre, Mont Cenis, Iserane e Petit St Bernard) – quando staccò Bartali (che rimase attardato per alcuni imprevisti) di circa 5 minuti ed il terzo, Jean Robic, di oltre 10’ – completando la fantastica risalita in classifica per la conquista della maglia gialla, dimostrando a tutti che per lui nulla era impossibile, proprio come il Bartali dei tempi migliori. Coppi avrebbe completato il suo monumentale exploit imponendosi alla grande anche nella cronometro di Colmar-Nancy (137 km), vincendo con 7’02’’ sul secondo classificato Bartali. Coppi avrebbe conquistato il Tour con 10’55” su “Ginettaccio” e 25’13” su Marinelli, entrando per sempre nella storia del ciclismo come il primo corridore ad aggiudicarsi Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno. Il corridore piemontese in quella edizione vinse 3 tappe (2 crono) ed indossò in 5 occasioni la maglia gialla; Bartali, che in codesto Tour fu autore anch’egli di una mastodontica rimonta che lo avrebbe condotto appunto al 2° posto conclusivo (per una doppietta azzurra, ovvero 1° e 2°, che sarebbe stata ripetuta solo nel 1960 da Nencini e Battistini), indossò il simbolo del primato 1 volta, vincendo 1 tappa; si rese artefice di un ottimo Tour anche Fiorenzo Magni, vincitore di 1 tappa (allo sprint su di un gruppetto di fuggitivi, arrivando con 18’ sul gruppone) e leader di classifica per 6 giorni (terminerà la corsa al 6° posto), prima di esser scalzato dal ciclone Coppi & Bartali. Un’altra tappa la vincemmo con Vincenzo Rossello.

1950 KUBLER APPROFITTA DEI FORFAIT DI COPPI, BARTALI E MAGNI
La Corsa Gialla, che dopo gli exploit roboanti di Coppi & Bartali ebbe una notevole impennata di popolarità, nel 1950 non vide ai nastri di partenza proprio il campione uscente di Castellania, frenato da un grave infortunio. Sembrava l’occasione giusta per il suo rivale per antonomasia Bartali, che nonostante i 36 anni di età non pareva intenzionato ad arretrare le proprie ambizioni sibaritiche. E lo dimostrerà appieno nella prima vera asperità proposta in calendario, ovvero nell’11^ tappa. Qui, dopo aver scalato Aubisque, Tourmalet ed Aspin, riesce ad imporsi allo sprint sul francese L. Bobet e su altri compagni di ventura, portandosi al 6° posto in Classifica Generale, a 4’17” dal nuovo leader, il connazionale Fiorenzo Magni, che a sua volta conduce con 2’31” sullo svizzero Ferdi Kubler. Tuttavia alla fine della frazione Bartali affermò di essere stato aggredito durante la scalata dell’Aspin da alcuni tifosi francesi, e premette affinchè in segno di protesta l’intera squadra italiana si ritirasse dal Giro di Francia. Ritiro che difatti avverrà puntualmente, per una decisione che di fatto avrebbe negato all’Italia una grande occasione, spianando la strada agli aneliti di gloria di Kubler. Il 31enne di Marthalen (che nel ’51 vincerà l’Iride) avrebbe conquistato il Tour con 9’30’’ sul belga Stan Ockers e 22’19’’ sul francese Bobet, divenendo il primo svizzero a riuscirci. L’Italia in quel Giro di Francia ad ogni modo si consolò portando a casa 6 frazioni (2 con Alfredo Pasotti e 1 con Adolfo Leoni, Giovanni Corrieri, Fiorenzo Magni e Gino Bartali), indossando per 1 giorno la maglia gialla.

1TOUR 1938: precisamente vinse con 5’18” su Vicini, 6’48” su Clemens, 11’18” su Servadei, 11’19” su Mollo; tutti gli altri terminarono ad oltre un quarto d’ora.

2L’Auto fu chiuso nel 1944 alla Liberazione della Francia perché accusato di aver collaborato con il regime tedesco durante l’occupazione nazista. Le autorità francesi perciò ne confiscarono i beni e ne vietarono la ripresa delle pubblicazioni. Dalle sue ceneri nacque nel 1946 L’Équipe (fondato da Jacques Goddet), che ne raccolse l’eredità sportiva e organizzativa, incluso il Tour de France.

3Vietto in carriera indossò la maglia gialla per ben 31 giorni, per quello che tuttora rimane un record insolito, visto che è il ciclista ad aver indossato la maglia gialla per più giorni senza mai vincere il Tour de France. Vietto è ricordato più come eroe tragico e leale, capace di grandi gesti di sacrificio per la squadra.

4 TOUR 1948: ben 14 minuti li aveva persi alla 3^ tappa, in cui era andata in porto una fuga di un gruppetto che aveva sorpreso il resto del plotone: tra i fuggitivi c’erano anche Louis Bobet ed un certo Guy Lapebie (fratello minore del più noto Roger Lapébie), vincitore della tappa, poi 3° nella classifica finale del Tour, l’unico completato dal francese.

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