1965 GIMONDI TRIONFA: L’ITALIA E’ FELICE.
(Alberto Sigona) – Nel 1965 Jacques Anquetil, che aveva vinto le quattro edizioni precedenti (1961- 1964), non fu alla partenza della Grande Boucle (i maligni dicono che prese questa scelta perché con una nuova legge il doping in Francia diveniva illegale…). Felice Gimondi, neoprofessionista di soli 22 anni che alla vigilia non doveva nemmeno disputare il Tour, pur partendo (in sostituzione di Battista Babini) come gregario del fresco vincitore del Giro d’Italia Vittorio Adorni (poi ritiratosi dopo 9 tappe per problemi fisici; vincerà il Titolo Mondiale nel 1968), si aggiudicò contro ogni pronostico la corsa gialla , primeggiando davanti all’eterno piazzato Raymond Poulidor al termine di una sfida avvincente che avrebbe tenuto col fiato sospeso tutti gli appassionati di Ciclismo. Pur essendo un outsider con uno scarso bagaglio di esperienza , Gimondi si rivelò un ottimo cronoman e un dignitoso scalatore, riuscendo a rimanere in vetta alla graduatoria per quasi l’intero Tour (19 giorni), respingendo in salita i pericolosi attacchi del francese (nella Generale, dopo il tappone del Mont Ventoux, il bergamasco vide avvicinare Poulidor da 3’12’’ a 34’’), che giungerà a Parigi con 2’40’’ di ritardo. Per il trionfo del nativo di Sedrina si rivelò più importante del previsto la 2^ tappa, Liegi-Roubaix, quando assieme ad un gruppetto di corridori guadagnò poco più di un minuto sui potenziali candidati alla vittoria finale (come Poulidor e Bahamontes). L’Italia occupò anche il gradino più basso del podio con il futuro vincitore del Giro d’Italia, Gianni Motta (giunto a 9’18”). Azzurri che in quella trionfale edizione vinsero 5 tappe, di cui 3 proprio con Gimondi, 1 con Adriano Durante e Giuseppe Fezzardi. Dopo codesto successo l’Italia per rivincere il Tour avrebbe dovuto aspettare ben 33 anni…
1966 LA FAVOLA DI AIMAR
Nel ’66 il Tour fu vinto a sorpresa dal francese Lucien Aimar con 1’07’’ sull’olandese Jan Janssen (Campione del Mondo 1964, primo ciclista olandese a raggiungere il podio nella classifica generale del Tour de France) e 2’02’’ sul solito Poulidor. Il nativo di Hyères, dopo essersi inserito in una fuga nella prima tappa pirenaica (10^ frazione, Bayonne – Pau), guadagnando assieme al succitato Janssen circa 7′ sui big, così da trovarsi abbastanza presto fra i primi in classifica, conquistò il simbolo del primato nella Briançon–Torino (17^ frazione), scappando via in discesa a circa 25 km dal traguardo, cogliendo di sorpresa i migliori della Generale. Da quel giorno avrebbe mantenuto saldamente la leadership della graduatoria, conservandola sino alla fine, per trionfare in una maniera inusuale (in genere una corsa a tappe la si conquista, infatti, attaccando in salita, e non dopo lo scollinamento…) in un Tour sostanzialmente avaro di grandi emozioni, regalandosi l’unico trionfo importante di una carriera per il resto povera di onorificenze. Aimar era un gregario di Jacques Anquetil, il quale, ormai decisamente lontano dai tempi ruggenti, si prodigò non poco per aiutare a vincere il suo compagno in modo da negare la vittoria al suo acerrimo rivale Poulidor. Questa edizione vide per la prima volta i controlli anti doping, per una “innovazione” che suscitò grande disappunto e vive proteste da parte dei corridori, da far intuire come già all’epoca tra i professionisti del pedale l’assunzione di certe sostanze volte a migliorare il rendimento delle prestazioni in gara fosse ormai un’abitudine piuttosto diffusa, consolidata e generalmente ben tollerata, in quanto ritenuta parte integrante dell’attività agonistica. Ad ogni modo al Tour ’66 furono eseguiti alcuni rudimentali controlli, e qualche corridore risultò positivo, ma gli atleti coinvolti ricevettero solo multe, perché all’epoca la legge francese, strano ma vero, richiedeva che una condanna scattasse solo dopo aver provato che i ciclisti accusati avessero assunto le sostanze consapevolmente, cosa ovviamente quasi impossibile da dimostrare. Fra i protagonisti del Tour vi fu il tedesco Rudi Altig (Campione del Mondo 1966), 10 giorni da leader provvisorio e 3 tappe portate a casa. L’Italia indossò la maglia gialla in una occasione con Tommaso De Pra e vinse 4 tappe, di cui un paio con “Cuore Matto” Franco Bitossi ed una con Marcello Mugnaini e lo stesso De Pra.
1967 PINGEON, UN ALTRO OUTSIDER ALLA CORTE DI FRANCIAIl Giro di Francia per il terzo anno di fila vide l’affermazione di un corridore non inserito tra i papabili alla vittoria finale, il 27enne francese Roger Pingeon (reduce dall’8° posto dello scorso anno), il quale ipotecò la Grande Boucle già alla 5^ tappa (Roubaix – Jambes), grazie ad un attacco maturato sui tratti selettivi del pavé, che il gruppo non fu in grado di ricomporre, per un successo che gli permise di avvantaggiarsi di oltre 6 minuti sui big, per poi difendersi egregiamente nelle successive tappe di montagna previste in calendario (avvalendosi del supporto di un gregario d’eccezione come Poulidor), precedendo a Parigi lo spagnolo Julio Jimenez di 3’40”. Pingeon, che in quel Tour oltre a rivelarsi contro ogni previsione un eccellente grimpeur (cavandosela di lusso persino sul Mont Ventoux) mostrò persino insospettabili doti da cronoman, riuscì ad imporsi anche per via della presenza in gruppo di pochi fuoriclasse, per una competizione che in quegli anni stava attraversando una fase di transizione, in attesa di un vero campione che potesse assumerne le redini. Un periodo storico che agevolava senz’altro l’ascesa di corridori di livello non eccelso, destinati ad una modesta prosecuzione di carriera. Questo di certo non era disdegnato dai tifosi, che potevano assistere a maggior incertezza in gara ed a successi imprevedibili che senza dubbio aumentavano l’interesse nei confronti del Tour, ma in un certo qual modo svalutava il prestigio della stessa kermesse, che rischiava di scendere drasticamente di livello. Va precisato comunque che Pingeon, contrariamente a certi suoi predecessori (come ad esempio Aimar o Walkowiak), non era un outsider venuto dal nulla, e negli anni a venire avrebbe in certo qual modo legittimato tale vittoria, specie al Giro di Francia 1969, quando fu il primo degli umani dietro all’inarrivabile Merckx, e alla Vuelta dello stesso anno, in cui risultò il vincitore…. Al 3° posto in codesto Tour si classificò l’italiano Franco Balmamion (2 volte vincitore del Giro d’Italia). Azzurri che si fregiarono inoltre di 4 tappe equamente divise fra Marino Basso (Campione del Mondo 1972) e Gimondi (sul Puy de Dôme rifilò 4’50” al primo degli inseguitori). Indossammo per un giorno anche la m.g. con Giancarlo Polidori. Purtroppo il Tour del 1967 venne funestato dal fatale collasso di Tom Simpson (Campione del Mondo 1965) avvenuto il 13 luglio sui pendii del Mont Ventoux. A seguito dell’autopsia verrà scoperto che concause della morte furono il caldo e le anfetamine (due confezioni furono trovate nella tasca posteriore della sua maglia) da lui assunte per migliorare la propria prestazione. Simpson è per questo motivo considerato una delle prime vittime del doping… Nel novembre 1967, a seguito delle polemiche scaturite dalla sua morte, la Union Cycliste Internationale adottò le prime strutturate regole disciplinari antidoping, introducendo le sospensioni dei corridori trovati positivi ai controlli.
1968 ALL’INSEGNA DELL’INCERTEZZAQuello del ’68 fu un Tour più che mai all’insegna dell’incertezza. Il belga Herman Van Springel conquistò la maglia gialla alla 19^ tappa, con pochi secondi (16) sull’olandese Jan Janssen. L’ultima frazione, una cronometro di 55 km, vide prevalere a sorpresa Janssen di 54’’ sul rivale fiammingo, che sulla carta era il favorito nelle gare contro il tempo, dimostrando che spesso l’ultima sfida del tic-tac in una corsa a tappe di tre settimane, per via della fatica accumulata, può azzerare le differenze o addirittura rovesciarle. Il Giro di Francia andò così al tulipano olandese (Iridato ’64) per appena 38’’, all’epoca il minor distacco di sempre. Janssen, dopo essere stato il primo corridore olandese ad essere salito sul podio di Parigi nel 1966, diventò così anche il primo della sua Nazione ad affermarsi alla Grande Boucle, e fu altresì il secondo corridore nella storia (dopo Robic) ad aver vinto il Tour senza aver indossato per le strade la maglia da leader (per l’appunto da lui vestita soltanto al termine dell’ultima tappa, in occasione della premiazione finale). Fra i protagonisti citiamo anche il belga Georges Vanderberghe, 12 giorni in giallo. L’Italia vinse 2 tappe con “Cuore Matto” Bitossi. Questo fu l’ultimo Tour che segnò un’epoca di transizione, in cui non vi era un campione in grado di svettare nettamente sugli altri. Nel ’69, infatti, il mondo del ciclismo avrebbe assistito all’arrivo di un uragano…

