Ore decisive per i vertici del pallone italiano. Domani, martedì 6 ottobre al Foro Italico, la Giunta del Coni e il successivo Consiglio Nazionale Straordinario decideranno se azzerare la governance della Federcalcio commissariando la gestione di Giovanni Malagò.
Al centro della bufera c’è un vizio di forma che sta spaccando la giurisprudenza sportiva: l’elezione di Malagò è finita nel mirino per il mancato tesseramento preventivo alla FIGC. Se i periti del Coni considerano l’omissione una grave irregolarità da cartellino rosso, i legali della Federazione ribattono che il cavillo non comprometta la nomina e che qualsiasi termine per contestarla sia ormai ampiamente scaduto.
La partita si giocherà sul filo dei voti e delle incompatibilità, ma le conseguenze rischiano di superare i confini nazionali. Se il commissariamento dovesse passare, Malagò è pronto ad adire le vie legali fino al Consiglio di Stato. Nel frattempo, la UEFA affila le armi: Nyon vede l’ingerenza del Coni come un’interferenza politica inaccettabile e ready-to-use per sospendere la FIGC, una mossa che farebbe saltare il banco facendo perdere all’Italia l’organizzazione dei prossimi Europei 2032.


