La Coppa Italia ha già presentato il conto a Torino e Parma.
Due squadre ricche di storia, due panchine che dopo appena poche settimane iniziano a traballare e una stagione che, per entrambe, rischia di trasformarsi molto presto in una corsa contro il tempo. L’eliminazione dalla competizione nazionale ha infatti aggravato una situazione già complicata in campionato, dove granata e gialloblù sono ancora ferme a zero punti.
A Torino il momento è particolarmente delicato. La squadra di Ignazio Abate ha incassato quattro reti nelle prime due giornate di Serie A, mostrando fragilità soprattutto nella fase difensiva, e non è riuscita a conquistare neppure un punto. A Parma la situazione non è migliore: due sconfitte consecutive e, soprattutto, nessun gol segnato. Numeri che spiegano perché la posizione di Abate e quella di Carlos Cuesta siano già finite sotto osservazione.
La terza giornata potrebbe diventare così un primo spartiacque. Il Torino sarà di scena sabato al Franchi contro la Fiorentina, mentre il Parma riceverà domenica al Tardini il Monza. Due appuntamenti nei quali non basterà soltanto evitare la sconfitta: servirà una risposta concreta sul piano del gioco, dell’atteggiamento e dei risultati.
Mercato e responsabilità
Per il Torino la prima verifica dopo la chiusura del mercato arriva dunque nel momento più complicato. Il ritorno di Rolando Mandragora è stato pensato per aggiungere qualità e personalità a un centrocampo apparso finora poco incisivo sia in fase di contenimento sia nella costruzione offensiva. Al centrocampista spetterà anche il compito di aumentare il peso della squadra nella metà campo avversaria.
Il Parma, invece, ha affrontato un’estate caratterizzata da diverse partenze pesanti. Suzuki, Circati, Estevez e Pellegrino hanno lasciato un vuoto che la società ha provato a colmare con nuovi innesti come Daffara, Diego Carlos, Fabbian e Romero. La scommessa è che i nuovi arrivati riescano rapidamente a garantire lo stesso rendimento dei giocatori che hanno salutato il club.
Un’altra carta importante per Cuesta è El Bilal Touré. L’attaccante, arrivato all’Atalanta nell’estate 2023 come acquisto più costoso nella storia del club bergamasco, è chiamato a ritrovare continuità e rendimento dopo i problemi fisici che ne hanno condizionato il percorso.
Una Coppa che pesa soprattutto sul Torino
Se per entrambe le squadre l’eliminazione rappresenta un campanello d’allarme, a Torino la delusione assume un significato ancora più pesante. Nell’era di Urbano Cairo, iniziata ormai da 21 anni, il club granata non è mai riuscito a raggiungere una semifinale di Coppa Italia.
Il miglior risultato ottenuto sotto la gestione Cairo resta quindi l’accesso ai quarti di finale. È successo nel 2009, quando il Torino venne eliminato dalla Lazio, poi nel 2018 nel derby contro la Juventus, nel 2020 contro il Milan e nel 2023 contro la Fiorentina.
Ancora più significativo è il dato relativo alle ultime edizioni. Per il terzo anno consecutivo il Torino saluta la Coppa Italia già ai sedicesimi di finale, e per la terza volta di fila l’eliminazione arriva davanti al proprio pubblico. Prima del Monza erano state Empoli e Frosinone a interrompere anzitempo il cammino dei granata.
Ora tutta l’attenzione si sposta sul campionato. Abate e Cuesta hanno ancora la possibilità di cambiare il corso delle rispettive stagioni, ma il margine d’errore sembra già ridotto al minimo. Fiorentina-Torino e Parma-Monza diventano così molto più di due semplici partite di campionato: per i due allenatori possono rappresentare il primo vero esame della stagione.
