Milan, l’Europa League si tinge di giallo: Amorim stecca l’esordio, il Benfica passa 2-0 tra i fischi di San Siro
La prima di Ruben Amorim sulla panchina del Milan in Europa League si trasforma in una notte da incubo. Il Benfica espugna San Siro per 2-0 e per i rossoneri è la seconda frenata consecutiva figlia, ancora una volta, di un primo tempo da dimenticare e chiuso tra i fischi del pubblico.
Una prestazione che lascia molti interrogativi, analizzati dallo stesso tecnico rossonero nel post-partita: “Non so se sia un problema mentale. È la seconda partita di fila che nel primo tempo non siamo in partita. Non possiamo concedere gol in quei pochi momenti in cui dobbiamo difendere l’area. Già abbiamo difficoltà a fare gol, se li subiamo diventiamo nervosi e diventa tutto più difficile”.
Tra blocco tattico e sterilità offensiva Il problema, secondo l’allenatore, affonda le radici nella costruzione del gioco e nella gestione della palla: “Questa conversazione riguarda le mie idee: a volte creiamo più problemi a noi stessi quando abbiamo la palla piuttosto che quando ce l’ha l’avversaria. Stiamo cercando di creare automatismi, ma non creiamo. Teniamo la palla ma ci manca creatività vicino l’area di rigore. Quando abbiamo subito il gol nel primo tempo abbiamo perso totalmente quello che dovevamo fare: volevamo fare tutto velocemente ma senza qualità”.
Anche la fase difensiva e la gestione degli spazi sono finite sul banco degli imputati: “Tutto è collegato. Non siamo molto organizzati. Nel primo gol, quando il giocatore conduce palla noi siamo già troppo bassi. Quando perdiamo palla siamo tutti troppo vicini e bassi. Dobbiamo migliorare la difesa, dobbiamo segnare per primi e portare la partita su un piano diverso: non creiamo tante opportunità”.
Il nodo della profondità e le rotazioni Un altro limite evidente è stato l’attacco dello spazio: “Specialmente nel primo tempo nessuno attaccava lo spazio dietro la difesa. I trequartisti non hanno spazio perché non attacchiamo lo spazio dietro la difesa”.
Amorim ha poi spiegato le scelte di formazione rispetto all’uscita di Roma, legate alla gestione fisica della rosa: “Rabiot ha fatto i primi 90 minuti e non sapevamo se fosse in grado di giocare a lungo. Per Pulisic è lo stesso, ha fatto 45 minuti a Roma, dobbiamo essere consapevoli della sua storia. Moreira ha avuto un problema personale e non si è allenato per due giorni. Ma non è una questione che riguarda un paio di giocatori, dobbiamo migliorare come squadra. Andiamo tante volte vicino l’area ma nessuno l’attacca, anche quando c’è Chukwueze che crossa”.
Futuro e modulo: “Pronto ad adattarmi” Infine, uno sguardo al futuro e alle possibili correzioni tattiche: “Ma io cambio di continuo. Abbiamo due mesi di lavoro, troveremo sicuramente delle soluzioni per adattarci. Dobbiamo creare un modo di fare, ma dobbiamo anche vincere delle partite. Sono pronto ad adattarmi”. Il cantiere Milan è aperto, ma il tempo scorre e San Siro comincia a chiedere risposte.


