E’ il momento dei saluti, meglio dell’arrivederci. Non del tutto comunque, perché l’ippodromo Capannelle vivrà, come sempre con un alto profilo della sua offerta, anche nel mese di giugno con il trotto.
Il momento più atteso proprio in chiusura: il Premio Triossi nella tradizionale data del 29 giugno, giornata dedicata ai santi Pietro e Paolo, protettori di Roma.
Il galoppo inizia la consueta, tradizionale pausa estiva dopo che per nove mesi, salvo quello di febbraio, ha tenuto compagnia agli appassionati regalando loro momenti esaltanti. La sosta diventa anche fisiologica dunque ma l’appuntamento con settembre (prime corse domenica 4) è annunciato e soprattutto con l’autunno che è contraltare della splendida primavera e che ci regalerà il Lydia Tesio, il Roma, due prove che hanno mantenuto bene lo status primario con insieme anche l’Aloisi, il Ribot e Berardelli oltre alla previste e tradizionali corse listed e handicap principali.
Alle spalle adesso invece ci lasciamo la primavera che è la stagione per eccellenza delle classiche dei tre anni cosi come l’autunno lo è per gli scontri intergenerazionali. Abbiamo ancora nella mente l’immagine dello scatto folgorante di Saent che per i colori signorili di Diego Romeo e della sua Incolinx ha fatto suo il Derby Sisal Matchpoint, secondo per il team dopo Worthadd, abbiamo visto vincere Conselice nell’Elena e Poeta Diletto nel Parioli cosi come Diplomat nel Presidente della Repubblica GBI Racing, abbiamo assistito al ritorno consistente sulla scena di Time Chant nel D’Alessio e alla volata splendente di Plusquemavie nel Tudini. Il Turf alle Capannelle ha fatto come sempre la sua parte che è di rilevanza assoluta nel contesto nazionale e non solo. Capannelle è la casa dell’ippica e lo è sempre di più adesso che da diverse stagioni coniuga benissimo le realtà del galoppo che è tradizione da oltre un secolo e del trotto che è parte integrante della cultura di Roma.
Congedo con gli sprinter
La prova tecnicamente più valida del pomeriggio di domenica 5 giugno (inizio delle corse alle ore 15.05) sarà il Premio Crivelli (12.100 euro, m. 1200), condizionata per cavalli di 3 anni e oltre. Sette velocisti al via sulla pista sintetica, con Disappointing (proprietario Fratini All. e Corse – allenatore Francesco Santella) che in primavera si è segnalata per il terzo posto in listed nel Premio Carlo Chiesa vinto da Evil Spell e che si ripresenta in questa occasione dopo aver saltato il Tudini. Pivotal Rio (Marco Caracciolo – Vincenzo Fazio), velocista di grande qualità ma anche di impiego finora limitato per alcuni contrattempi, sarà al rientro dopo quasi otto mesi di inattività agonistica. Haughmond (Francesca Turri e Giuseppino Biccai – Marco Gasparini) ha ottenuto buoni risultati da quando è stato trasferito in Italia, con due vittorie e tre piazzamenti nelle sei corse disputate finora. Tra gli altri, cercano il salto di categoria Guntur (Ferdinando Guglielmotti – Grizzetti & Riccardi) e Lupus Inchimax (Scuderia Chimax – Domenico Chianese). I cavalli di 2 anni avranno a loro disposizione due corse, in particolare la maiden Premio Nicastro (16.500 euro, m. 1400 p.p,), corsa più ricca del convegno. Ben dieci partenti, tra i quali Veo Veo (Sebastiano Guerrieri – Melania Cascione) ha già affrontato la distanza dei 1400 metri, quando al debutto è finito secondo a largo margine dal facile vincitore Holy Water. Casanita (Giorgio Mariotti – Alberto Oppo) e Racemifera (Fabio Starita – Mario Giorgi) si sono entrambe piazzate nei due ingaggi sostenuti finora su distanze più brevi, con la seconda che però ha già corso sulla curva. Dancer Pako Dandy (Maurizio Guarnieri proprietario e allenatore) è arrivato secondo all’esordio in prova similare a Firenze. Paco Douglas (Scuderia dell’Avvocato – Luigi Di Dio) resta su un terzo posto in maiden dietro i validi Into The Wild e Triticum Vulgare. Due i debuttanti: Rosetta’s House (San Paolo Agri Stud – Roberto Di Paolo) e Sun Devil (Scuderia New Age – A. e S. Botti), da seguire specie quest’ultimo con il “marchio Botti”.
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CIAK SI GALOPPA: ANTONIO PERAINO DI NUOVO IN MARCIA
Ricomincio da cinque che è sempre meglio di tre. Cinque puledri di due anni più un vecchio da recuperare. Antonio Peraino è di nuovo in marcia, non getta la spugna. Anzi, lui che è stato mago dei due anni per antonomasia è di nuovo sul pezzo con l’entusiasmo dei bei tempi. “Per la verità non sono proprio bei tempi per il nostro mondo in generale, quelli sono al momento alle spalle ma io sono un combattente e non mi arrendo. Ho fatto una certa pulizia dei miei cavalli anziani e ho deciso di resettare il tutto. Sono ripartito solo con cinque due anni ma ancora una volta mi vedrete in autunno circolare per i ring delle Aste europee come faccio da oltre trenta anni. Intanto posso dire che Into The Wild ha vinto la sua corsa, è secondo nel Giubilo e mi ha fatto capire di essere tagliato per distanze anche maggiori verso le quali lo indirizzerò. Cacioppa ha vinto la sua corsa e altrettanto è riuscito a fare Zacca Strada. Manca all’appello Mushu che non è un fenomeno ma che a Napoli la sua corsa dovrebbe pizzicarla. Poi mi resta una femmina che tengo da conto, è una Bushranger che mi fa ben sperare, potrebbe dire la sua anche in buoni contesti.”
Antonio Peraino un grande avvenire dietro le spalle? “Non sono ancora pronto per il necrologio, penso anzi di avere ancora qualcosa da dire e lo dimostrerò. Il ‘Pera’ non si tira indietro. Certo se mi volto vedo tanti bei traguardi, il Berardelli di Strawberry Field, il posto d’onore nel Bois di Distinctly Dancer, quattro o cinque volte il Criterium di Roma, Classem Ducere che ha vinto il Botticelli, ho fatto mio anche il Chiesa con Love Intrigue, eh si di buoni cavalli ne ho avuti ma non parliamo al passato. Io credo ancora nel mio lavoro e sono convinto che avendo riorganizzato la mia scuderia se riuscirò a fare i giusti acquisti di puledri in autunno potremo dire che Peraino sarà entrato nella fase tre della sua carriera.“
E’ vero, il Turf italiano ha ancora bisogno e molto di personaggi che ne hanno costituito e per molto tempo la ossatura portante, soprattutto sotto il profilo qualitativo perché il popolare ‘Pera’ ha sempre puntato in alto come deve fare il vero professionista ippico.