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Questione di manico  –  Rubricadi Luca Mencacci. Il dominio di Alvaro

In attesa che Bagnaia riesca ad avere ragione di Un sempre più determinato Martinetor, occorre prendersi una pausa dalla MotoGp e celebrare il grandissimo Álvaro Bautista che sulla pista di Jerez domenica ha vinto il suo secondo mondiale SBK in sella alla splendida V4 del Team Aruba.it Racing.

Vincere humanum est, perseverare autem diabolicum. Vincere un mondiale é difficile, ma umanamente possibile direbbero i latini. Ripetersi e quindi consacrarsi nell’Olimpo è molto più difficile, al limite del diabolico.

Bissare l’anno successivo il titolo mondiale significa scacciare in un solo colpo tutte le perplessità, i non detti, le insinuazioni e le chiacchiere che possono aver accompagnato la conquista del primo alloro. Semplicemente significa azzittire tutti. E Álvaro Bautista vincendo 27 delle 36 gare proposte ha silenziato ogni polemica, dalla potenza della sua Ducati alla magrezza del suo fisico.

Non è un caso se nella storia della Superbike solo cinque dei 19 iridati in 36 edizioni sono stati capaci di ripetere immediatamente il successo. C’erano riusciti, proprio alle origini della categoria “Flying Fred” Merkel, vittorioso con la Honda nel 1988 e nel 1989, Doug Polen nel biennio 1991 e 1992 in sella alla 888, King Carl Fogarty, per ben due volte, nel 1994 e 1995 sulla 916 e nel 1998 e 1999 sulla 996, e, infine il grande Jonathan Rea che sulla magnifica verdona si é laureato per sei volte consecutive campione tra il 2015.

Onore ad Álvaro Bautista, dunque, il magnifico fantino che fa volare la rossa di Borgo Panigale. E già perché se non lo avessimo ancora capito, la classifica finale del campionato ci soccorre nel ricordare che la seconda Ducati è appena quinta. Non ce ne voglia il simpatico Michael Ruben Rinaldi. Stare dietro a Rea e Razgatlioğlu, forse, ci può anche stare. Ma superare le Ducati private di Bassani e Petrucci di soli 2 e 23 punti deve significare pure qualcosa.

Non è quindi un caso che nel 2024 sulla seconda Ducati ufficiale troveremo, Nicolò Bulega che quest’anno ha coronato il sogno iridato in Supersport con tre gare di anticipo grazie a 14 successi e 18 podi. Dal V2 al V4 sarà un passaggio impegnativo ma nei test ha già dimostrato di avere il potenziale per poter competere con i migliori.

La vera rivoluzione nel mercato invece la segnano i secondi due del campionato, Razgatlioğlu che passa dalla Yamaha ufficiale alla nuova BMW e Rea che, invece, incredibilmente lascia la Kawasaki e prende il posto del campione turco. A onor del vero sembrano due passaggi dettati solo da ragioni economiche. Del tipo, visto che devo perdere contro un duo imbattibile, l’accoppiata Bautista Panigale, allora vado dove mi danno più soldi. Rea del resto a 36 anni ha già vinto tutto quello che poteva e può divertirsi a dare il gas come solo lui sa fare in tutta serenità, rimpinguando il conto in banca. Per Toprak Razgatlioğlu, di dieci anni più giovane, il ragionamento doveva essere diverso ma il test di Jerez con la M1 non ha dato i risultati sperati e la porta di accesso alla MotoGp si é improvvisamente chiusa. In quei giorni, nessuno ha accusato nessuno, ma da una parte Razgatlioğlu si é sentito un po’ trascurato e abbandonato a se stesso, dall’altra, al muretto del box, hanno detto che per misurare i tempi avevano dovuto usare la clessidra. Fatto sta che la seconda guida della Yamaha per 2024 sarà Alex Rins, l’unico ad aver fatto vincere alla Honda qualcosa quest’anno.

Rimane il fatto che i due più forti piloti degli ultimi dieci anni hanno sancito che anche sul 2024 pesa una evidente quanto pesante ipoteca. Una ipoteca che noi tifosi della Rossa saremo comunque lieti di portare sulle spalle.

Per il resto sarà la solita bagarre con le sportellate e le cattiverie cui la SBK ci ha abituato. Con Alex Bassani che raccoglie l’impegnativo testimone di Rea sulla verdona ufficiale; con Andrea Locatelli che farà fruttare il suo brillante anno sulla Yamaha misurandosi ad armi pare con il cannibale. Soprattutto con Danilo Petrucci sempre più in palla e last but not least il grande, troppo a lungo atteso, ritorno del pazzo.

Già perché il prossimo anno Andrea The Maniac Iannone tornerà in sella ad una Ducati. E lo farà nel team GoEleven cercando di dimostrare che la disastrosa pausa di inattività non ha intaccato né il suo talento né la sua velocità. Hai visto mai ?!?

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