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Accantoniamo per un attimo la questione mondiale completamente riaperta. Va da sé che dopo Barcellona, Martinetor ha potuto maramaldeggiare. Anche se tifiamo rosso, ne siamo comunque contenti perché la persona è simpatica, il pilota lo merita e comunque guida una Ducati. Rimaniamo però dell’idea che Bagnaia sia più forte e che il pilota iberico lo riesca a battere solo in circostanze eccezionali. Ovvero in condizioni acciaccate come a Misano, nel Gran premio dell’India dove l’italiano è inspiegabilmente caduto come gli capita un po’ troppo spesso e nel nubifragio di Motegi dove la gara è stata interrotta. Più spesso nelle Sprint race dove Pecco paga la sua lenta carburazione.
Ma tant’è, Jorge Martín nelle ultime sei gare si è mostrato impeccabile esibendo una costanza a lui sconosciuta.
Comunque, dopo 14 appuntamenti, e quindi 28 gare, si riparte da meno tre, ovvero alla pari. In barba a quanti invocavano alla noia. Due campioni su due moto uguali, 6 weekend e gas spalancato. Se queste sono le conseguenze del monomarca, ben venga pure il prossimo anno. Con l’auspicio che ad essi si aggiungano anche altri ducatisti.
E qui viene la nota dolente, che evidentemente ci preme più delle considerazioni sportive. Ora in Ducati, oltre a Bagnaia e Martin hanno anche un altro campione in scuderia, il caro Bez. Forse ancora appena più grezzo, ma polso veramente storto in posizione aperta. Inoltre, molti tendono a dimenticare, ci sarebbe anche lo sfortunatissimo Bastianini che con il team Gresini nel 2022 ha fatto faville.
Lasciando da parte l’autonomia contrattuale del team Gresini, allora la domanda sorge spontanea. A che serve ingaggiare Marc Marquez?
Esistono solo due validi motivi per farlo e un mucchio di buone ragioni per evitarlo.
Iniziamo dai primi. Lo avrebbe chiesto il grande capo, Carmelo Ezpeleta. Il ritorno di Marquez come uomo da battere potrebbe essere l’ultima carta che può giocarsi per ridare spettatori agli sponsor. L’audience cala e i rubinetti finanziari incominciano a chiudersi. Il fenomeno su una Ducati 2023 contro i campioni su una 2024, praticamente uno scontro alla pari. L’ultimo dei bastardi contro un nugolo di giovani angioletti delle due ruote, tutti sorrisi e pacche sulle spalle. Alla fine rischierebbe di diventarci pure simpatico. Ma queste sono illazioni da fantapolitica non commentabili. Di certo la nuova formula non ha dato i risultati sperati. Anzi, sta producendo il primo sindacato dei piloti i quali il prossimo anno vorranno essere pure pagati per correre la Sprint Race.
Altro motivo. Dall’igna teme che la concorrenza, la Ktm, in primis, ma anche l’Aprilia, accaparrandosi il fenomeno, colmino il gap tecnico e vincano mondiali in serie. Questo significherebbe non credere nei propri piloti e pensare che le loro vittorie siano solo frutto della contingenza e soprattutto di una superiorità tecnica non mantenibile né replicabile. Difficile a credersi. Non tanto per la considerazione che storicamente hanno avuto in casa Ducati per i propri piloti, quanto per quel pizzico di sana superbia che tutto il management di Borgo Panigale esibisce ogni volta che si fa inquadrare dalle telecamere.
Vediamo ora le ragioni per evitare una scelta così destabilizzante.
La prima. Marquez arriva e vince a mani basse con una Ducati 2023 targata team Gresini. Almeno tre degli ultimi quattro campionati vengono derubricati a parentesi inutile della storia del motociclismo. Il quarto era quello pandemico e già poco significativo di suo. Una generazione di piloti, di cui almeno tre italiani, decidono di cambiare mestiere ed aprire un’attività di spedizioni e corrieri espressi. Last but not least, una prestigiosa casa motociclista tricolore concede ad un fenomeno iberico di soffiare il record di mondiali vinti ad uno italiano.
Apriamo una parentesi. Quest’ultima affermazione può sembrare troppo campanilistica e romantica in mondo dove contano solo le vittorie e la remunerazione degli investimenti. E saremmo ovviamente pronti al sacrificio nel caso in cui il management della Rossa temesse veramente la concorrenza ovvero un Marquez in Ktm o in Aprilia che fa da mattatore e impedisce il conseguimento di altri allori. Del resto, i record sono fatti per essere battuti. Ma, come abbiamo scritto poc’anzi, questa ipotesi risulta difficile da credere. Riteniamo infatti la Rossa di Borgo Panigale uno step troppo avanti per essere ripresa nell’immediato.
La seconda. Marquez arriva, convince ma non vince a mani basse con una Ducati 2023. Allora la domanda diventa: cosa si farà nel 2025? Pensate al casino mediatico che sarebbe capace di montare se perdesse il mondiale di pochi punti contro un alfiere della Ducati 2024. Sarebbe ancora possibile tenere uno del suo calibro con una moto inferiore a quelle di Bagnaia, Martin, Bez e Bastianini nel 2025? Molto improbabile. Più facile che se ne vada dalla concorrenza portandosi una marea di dati e sensazioni dietro. Ed allora sì che KTM, Aprilia e pure la stessa Honda diventeranno un problema.
La terza. Marquez arriva e non combina nulla perché non si adatta alla Ducati. Il team Gresini si perde in polemiche devastanti a livello mediatico e si gioca una enorme fetta di credibilità. Ma mi viene da ridere solo a scriverlo, pensando anche ai risultati che il fratello lento ha già evidenziato sulla Panigale color lilla.
La quarta. La Honda si incazza sul serio. Si ricorda di essere il più grosso costruttore di moto al mondo, smette di pietire attenzione sulle concessioni o di trattenere il campione ingrato e costruisce un missile che ristabilisce l’ordine dei valori che ha caratterizzato la storia della MotoGp. Magari soffiando Acosta alla Ktm.

