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Blackout! Questione di manico di Luca Mencacci

Chi ha la pazienza e la testardaggine di frequentare questa rubrica da un po’ di tempo si è probabilmente reso conto della leggerissima partigianeria per piloti e moto italiane.

Leggerissima per carità. Giusto quel pizzico che ti rende difficile omaggiare un campione vero come Martin o doloroso celebrare un talento puro come Acosta. Soprattutto che ti spinge a dare la colpa a Marc Marquez di qualsiasi cosa, dal peccato originale di memoria biblica alla apocalisse prossima ventura.

Potete capire allora lo stato d’animo di chi scrive quando domenica ha visto cadere Pecco Bagnaia e non ha potuto prendersela come avrebbe voluto con il fenomeno spagnolo.

Perché una cosa va detta: siamo sempre motociclisti e non tifosi di calcio!

Se si lascia la porta aperta in un rampino infame, discesa in entrata e uscita in salita, bisogna aspettarsi l’attacco dell’avversario. E la porta era talmente aperta che probabilmente anche noi, in costante sovrappeso in sella ad un chopper ovviamente privo di freno anteriore, ci saremmo entrati.

A quel punto era chiaro a tutti che, arrivando necessariamente lungo, il fenomeno avrebbe girato praticamente da fermo pur di riaccellerare subito e chiudere all’avversario la possibilità dell’incrocio. Non poteva certo bordeggiare sino all’esterno della pista, scusarsi per l’eccesso di agonismo e ricominciare a spingere il giorno dopo.

Tutto questo si vedeva chiaramente dalla poltrona. Peraltro si era già capito che Marquez era più veloce e che sarebbe stata solo una questione di tempo prima del sorpasso.

Che Marquez chiuda poi un po’ troppo sembra irrilevante, perché Bagnaia è dietro e vede tutto. Può vedere tutto.

E forse proprio per questo era troppo nervoso e poco lucido. Ha visto involarsi Martin verso una sequenza impressionante di risultati. Primo e Terzo in Qatar. Terzo e Primo in Portogallo. E ha capito che come ogni sequel che si rispetti il nuovo Martinetor è più forte e cattivo. Tanto più forte e cattivo.

Ha visto nascere una nuova stella nel firmamento del motomondiale. Quel Pedro Acosta che sembra uscito dal cartoon Mototopo e Autogatto per come gira la moto e si fa beffe degli avversari e soprattutto di quelli che guidano una KTM ufficiale. E ha capito che il 2025 rischia di essere già prenotato.

Ha visto crescere con costanza un Enea Bastianini che lentamente sta liberando quella bestia che la sfortuna e gli incidenti del 2023 avevano ingabbiato. Ha visto che l’Aprilia, vuoi con Maverick vuoi con Alexis, è una moto con la quale bisognerà fare i conti. E ha capito che nel 2024 recuperare i punti persi in cazzate, – leggasi mi sono dimenticato che il serbatoio era mezzo vuoto e ho perso il posteriore in staccata – sarà più difficile. Molto più difficile.

Ha visto, ha capito e si è perso in una resistenza impossibile scivolando addosso a Marquez. Il resto sono cazzate dei colleghi della stampa spagnola.

Una cosa però è certa: la differenza tra un campione e una leggenda sta nella forza morale con la quale si regge il peso di una condanna a vincere sempre, in ogni attimo della propria carriera. Tutti possono essere campioni come Joan Mir o Àlex Crivillé o Kenny Roberts Jr. Va bene, non proprio tutti. Ma pochi sono i fenomeni che lasciano il segno e la differenza la fa proprio la capacità di sopportare le aspettative di tutto il Circus. Se tu sei Pecco Bagnaia e guidi la Panigale 2024, tu devi vincere. Devi imporre mentalmente agli avversari la rassegnazione della sconfitta. Devi dimostrare che quel numero 1 che vanti sulla carenatura, non é solo un vezzo passeggero, ma è il simbolo della tua essenza. Non guidi la moto numero uno, sei il numero uno. E questa impressione stenta ad affermarsi

Forza Pecco. La strada verso il terzo mondiale è ancora lunga, ma scorre veloce. Basta blackout, ma verrebbe voglia di scrivere basta cazzate.

P.s. la prossima volta si corre in casa Márquez, quel circuito di Austin dove lo spagnolo detiene il record di successi con sette affermazioni in dieci anni. La Sprint di Portimao ci ha restituito un primo lampo nel buio. Ma non basta, senza il patatrac e il suicidio Aprilia sarebbe comunque arrivato quinto. Lontano e mai veramente in gara per il podio. Per Marquez, più che per altri, il gran premio del Texas rischia di diventare l’ultima occasione per continuare a credere che l’incidente del 2021 non abbia spezzato solo un braccio ma anche un sogno. Auguri. Una volta tanto sinceri!

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