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La Lazio di Gattuso continua a rimanere sulla sommità della Serie

(Alberto Sigona) – LA FORZA DELLA SEMPLICITA’.Avvalendosi di un gioco sobrio ma estremamente efficace, i biancocelesti cominciano a sognare in grande…

E’ ancora presto per comprendere le reali potenzialità della Lazio di Gennaro Gattuso. Il Campionato è iniziato da sole 7 giornate, e francamente a questo punto della stagione è facile scambiare indizi per prove, ed il rischio di vedere anzitempo rovesciate le proprie congetture è sempre appostato dietro l’angolo della realtà, sapientemente celato tra apparenze e ambiguità. In effetti non è per niente difficile cadere nella tentazione di improvvisarsi precocemente dei veri profeti, salvo poi scivolare sui pendii del ridicolo, ritrovandosi nel profondo di tranelli concepiti dalla solerzia con cui si suole approntare previsioni e giudizi potenzialmente fallaci destinati in breve tempo ad essere smentiti impietosamente dagli eventi che seguono. In genere sino alla prima metà d’autunno i valori delle concorrenti sono suscettibili di notevoli variazioni, perchè poggiano ancora su basi di argilla, particolarmente inclini a subire significativi smottamenti, sino a mutare gli equilibri con la stessa sollecitudine con cui si sono impostati.

Eppure la squadra biancoceleste in questo inizio di torneo, al di là di quelli che saranno poi i traguardi che riuscirà a raggiungere, pare possedere le facoltà per non essere la classica meteora, di quelle di cui in genere non rimane che un ricordo sbiadito e confuso, ma anzi sembra poter lasciare un’impronta duratura nella storia di codesta Serie A. L’avvio registrato dal team laziale non ha l’aria di essere riconducibile ad una squadra rivelazione, una di quelle in grado di ritagliarsi qualche effimero stralcio di gloria in attesa di rientrare prima o poi tra i ranghi, ma sembra possedere le caratteristiche di una compagine forgiata ad arte per distinguersi in meglio nel lungo periodo. La prima posizione occupata dall’Aquila romana difatti non è il riverbero di circostanze fortuite, di quelle che una volta esaurita la forza propulsiva ti abbandonano al tuo ignobile destino. Né ci troviamo innanzi a meriti procreati da una preparazione atletica differente volta ad avvantaggiarsi sulla concorrenza, con lo scopo di accumulare in breve tempo un tesoretto a cui poter attingere quando giungeranno inevitabilmente i tempi della carestia. Se la Lazio si trova in cima alla graduatoria è per un motivo ben delineato, ovvero perché è una squadra che ha qualcosa in più rispetto a tante altre rivali. La squadra di Gattuso, pur non disponendo di un organico di primissimo livello, ha sin qui mostrato un assetto armonico ed equilibrato che nella nostra massima divisione ha pochi eguali. Ciò l’ha portata ad ottenere una vittoria dopo l’altra in maniera pulita ed irreprensibile, senza usufruire di chissà quali episodi controversi e favorevoli, senza aggrapparsi a contingenze compiacenti, senza mai affidarsi ad episodi rocamboleschi. E nemmeno il calendario è stato particolarmente benevolo… Ogni successo è stato il naturale esito di un gioco che magari non avrà fatto le bollicine, ma che di certo è stato concreto, efficace, consentendole di surclassare ogni avversario. Ad iniziare dal Bologna, superato di misura (1-0) al Dall’Ara alla prima giornata. Un successo arrivato senza strafare, senza prodigarsi in corse a perdifiato, ma limitandosi ad inscenare un’organizzazione valida, pragmatica, mirata a sopravanzare il nemico di turno. Una partita che si rivelerà l’anticipazione di quello che poi sarà il refrain del prosieguo del torneo. O, se preferite, lo stampo su cui improntare la propria identità. Sino a giungere al successo corsaro contro la Juventus, “oltraggiata” 3-0. A dispetto del punteggio e della sua rotondità, che potrebbe indurre ad immaginare un dominio territoriale sovrabbondante, la vittoria sulla Zebra è giunta limitandosi a contenere l’avversaria, per poi colpirla a morte in quelle poche occasioni concessele. Ovvero cinismo applicato in maniera rigorosa ed accademica. Senza sprecare energie psicofisiche. Senza ostentare sfarzo. Senza dover ricorrere a sofisticati espedienti. Senza adoperare esasperati tatticismi. Senza servirsi di eccessi. Ma tutto è stato fatto rientrare in un’apparente normalità, in cui il più forte riesce a prevalere sugli altri appellandosi unicamente alla sua superiorità connaturata, con il coraggio, la serenità e la lieta consapevolezza di chi sa che in un modo o nell’altro i valori emergeranno e faranno la differenza. Ed alla fine a stupire ed a strappare applausi, una volta tanto, non è né il gioco altisonante, nè la condizione atletica sfavillante (che in genere sono qualità richieste per stare al passo con le big tradizionali e per sopperire all’inferiorità tecnica), e non è nemmeno la qualità esagerata del collettivo, tantomeno la classe smodata di alcuni interpreti (non si può certo sostenere che la Lazio disponga di fuoriclasse o di bomber torrenziali…). Ad incantare, cosa quanto mai rara in una compagine non blasonata, è invece la disinvoltura con cui riesce di domenica in domenica a confermarsi sulle alture più esigenti della Serie A. Esibendo un gioco essenziale. Senza fronzoli, senza orpelli, senza ideazioni particolari. Ma facendo leva sull’unica vera forza di cui dispone a piene mani. La forza della semplicità.

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