In un Fiorentina – Genoa , un’uscita del portiere rossoblu Martina mise in serio pericolo la vita di Giancarlo Antognoni.
Jesu morto in seguito a un tragico scontro di gioco con il portiere del Tenerife, Jesus Owono, avvenuto al 95° minuto della partita di Segunda Division terminata 2-2 , un fatto analogo a quello capitato al centrocampista viola
È il 22 novembre 1981. Il prato dello Stadio Comunale di Firenze è teatro di una di quelle giornate che, a distanza di decenni, fanno ancora trattenere il fiato al solo pensiero. Da una parte c’è la Fiorentina, dall’altra il Genoa. Al 55° minuto, il rettangolo verde si trasforma improvvisamente in un luogo di pura angoscia.
Giancarlo Antognoni, il leggendario “Unico 10” viola, si avventa su un pallone vagante in area di rigore, proteso in un coraggioso colpo di testa. Dalla porta esce Silvano Martina, estremo difensore del Grifone, nel disperato tentativo di sventare la minaccia. L’impatto è inevitabile, devastante, di una violenza inaudita: il ginocchio di Martina colpisce in pieno la tempia del capitano della Fiorentina.
Un battito che si ferma
Ciò che accade subito dopo scuote profondamente il mondo del calcio. Antognoni crolla a terra, privo di sensi dopo uno scontro con il porteire del genoa Silvano Martina .Il silenzio cala surreale sugli spalti: il cuore del fuoriclasse si è fermato, la respirazione è cessata. Sono secondi interminabili, di quelli in cui il tempo sembra cristallizzarsi.
A salvare la vita ad Antognoni non è la tecnologia o la casualità, ma la freddezza e la prontezza d’essere dei soccorsi. Il medico sociale della Fiorentina, Bruno Anselmi, insieme al massaggiatore Ennio Raveggi, si precipitano sul terreno di gioco. Praticano immediatamente il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale. Un intervento disperato e tempestivo che restituisce il battito al cuore del campione.
Trasportato d’urgenza in ospedale, la diagnosi è impietosa: doppia frattura cranica. Seguono ore di estrema tensione e un delicato intervento chirurgico alla testa durato oltre quattro ore.
La rinascita e il trionfo
Ma la tempra di Antognoni non è fatta della materia comune. Dopo più di quattro mesi di calvario e riabilitazione, il centrocampista ritrova il campo già nel marzo del 1982. Una forza d’animo incredibile che lo conduce dritta verso il capolavoro della sua carriera: la convocazione in Nazionale per i Mondiali di Spagna ’82, dove, purtroppo frenato da un nuovo infortunio in semifinale, contribuisce in modo determinante alla vittoria della storica Coppa del Mondo.
Il fattore umano: un incidente tra gentiluomini
Ciò che nobilita ulteriormente questa storia è il contesto umano. Fin da subito, Antognoni scagiona il portiere rossoblù, etichettando l’accaduto come un semplice, seppur drammatico, scontro di gioco. Nessuna polemica, nessuna rivalsa legale verso Silvano Martina. Anzi, con il passare degli anni tra i due si è consolidato un rapporto di stima e profondo rispetto reciproco.
La cicatrice sulla testa di Giancarlo Antognoni è rimasta per sempre lì, a ricordare a tutti che il calcio, a volte, sa essere crudele, ma sa anche esaltare il coraggio, la solidarietà e la straordinaria capacità di riscatto dell’essere umano.

