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Austin, abbiamo un problema!Questione di manico di Luca Mencacci

Iniziamo subito da una doverosa celebrazione. Tanto sono sufficienti tre parole: Pole, Sprint e Gran Premio. In un solo weekend Maverick Vinales e la freccia nera di Noale hanno sbaragliato tutto, pregiudizi su una moto che è veloce ma solo a corrente alternata, malignità su un pilota che è un talento puro ma solo in determinate condizioni astrali, perplessità su una evoluzione tecnica che nega i sorpassi.

Tutte cazzate. In Texas, Maverick ha ribaltato ogni noioso pregiudizio e ha semplicemente affermato che lui e Aprilia RS-GP ci sono. E soprattutto che se hai talento da vendere, ami la tua moto e desideri ardentemente vincere, si può ancora sorpassare. E lo si può fare in una pista che consente una sola traiettoria utile, e a volte neppure quella, come sempre alla vecchia maniera. Aprendo il gas prima degli altri e frenando dopo gli altri. Semplice, senza sbavature né scorrettezze. Un talento puro che appare finalmente per quello che è aiutato da una splendida freccia nera, veloce stabile e stavolta affidabile, Costretto a ripartire praticamente decimo dalle solite manovre garibaldine dei suoi colleghi alla prima curva, ha sfatato la ricorrenza sfigata dei polemen che non vincono ad Austin ed ha inanellato sorpassi su sorpassi con la semplicità di chi con una supersportiva si trova a superare un gruppo di Harleysti in gita domenicale sul passo di montagna.

Pole, Sprint e Gran Premio. Tre parole che autorizzano a sognare un 2024 totally Black. Anche perché, attenzione amici miei, domenica il portone del tempio delle certezze consolidate è stato profondante scosso dall’irruente bussare di un ragazzino che vuole riscrivere l’orizzonte semantico della parola fenomeno. E probabilmente dal 2025 rischiamo di assistere all’inizio di una nuova schiacciante dominazione dopo quelle di Valentino e di Marc Marquez.

E parlando di fenomeni non possiamo non farci una domanda. Quanto sarà stato infastidito Marquez dal vedere costantemente in faccia gli arroganti scarichi della Gas Gas? Quanto avrà contribuito questo stato d’animo nella esasperazione di quella staccata che poi ha causato la caduta ? Gomme a parte, Marquez avrebbe dovuto vincere ad Austin. Era la sua pista. Era l’occasione per sferrare un duro colpo sul tavolo e richiamare l’attenzione di tutti coloro che hanno dimenticato che in pista c’è ancora Lui. Con una moto usata e con un team che ancora non conosce. Pensava di giocarsela facile con quei campioncini che in sua assenza avevano maramaldeggiato. L’irruenza e probabilmente il fastidio di questo giovinastro che non mostra rispetto, invece lo hanno tradito ma, attenzione amici miei, Lui, rigorosamente con la elle maiuscola – e sapete quanto mi costa – Lui c’è e il campionato è maledettamente lungo.

E veniamo al nostro problema. All’elefante nel paddock che tutti ignorano. Mentre Martinetor ha mancato per un soffio il sesto podio su sei gare, di Pecco si stanno perdendo le tracce.

Chi scrive è ancora convinto che Bagnaia sia uno di quei piloti che non vadano giudicati con il solito metro. Possiede quel mood glaciale di affrontare le difficoltà che lo rendono il campione che è. Lo scorso anno ha iniziato pure peggio. Se il campionato è lungo per gli altri figuriamoci per lui. Le occasioni per rifarsi non mancheranno. Però sembra esserci una situazione strana nell’aria. Nessuno parla di lui. Nessuno si preoccupa di lui. Ha vinto due splendidi e combattuti mondiali. Si è reso protagonista di rimonte record e ha superato incidenti che avrebbero scosso chiunque. Eppure nessuno lo prende in considerazione. Venerdì quando si sono accesi i motori ad Austin in Texas, nessuno ha sfiorato la sua colt provando un certo timore reverenziale per dover sfidare in duello il vecchio sceriffo. Il bicampione del mondo in sella alla rossa di Panigale. Bagnaia appare come un re senza sudditi. Un personaggio non vorremmo dire senza spessore ma che difficilmente scalda gli animi. La sua forza, per chi scrive ancora enorme, sta nella semplicità e nella serenità. Ma queste sono virtù che spesso finiscono per essere fraintese come segni di debolezza.

In una motogp così sofisticata, dove ogni inezia pesa maledettamente, lo scontro si svolge anche sul piano della personalità. Sul piano di quel rancoroso nervosismo che metti addosso al tuo avversario, quando incrocia il tuo sguardo, quando sente il tuo motore avvicinarsi, quando vede i tuoi scarichi allontanarsi. Può sembrare psicologia spiccia, ma l’essere temuti o il provocare incazzature fa guadagnare, forse non decimi, ma parecchi millesimi sicuramente sì. Fa persino sbagliare.

Forse sarà stata una pura coincidenza che Acosta abbia deriso Marquez dopo Portimao, ricordandogli i sorpassi che una volta lui faceva a Rossi e che il fenomeno del team Gresini si sia spalmato per terra proprio quando cercava di tenerlo dietro.

Ma, caro Pecco, bisogna tenere sempre presente una cosa. In sella alle moto ci sono degli uomini o meglio degli animali da gara e la legge del branco impone che all’alba di ogni weekend incominci a ruggire per ricordare a tutti la gerarchia. La tua!

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